Il calcio è metafora di vita. Lo ha scritto qualcuno? Certamente. Anzi, chiedendo lumi in merito all’Intelligenza Artificiale, mi ha risposto in modo esaudiente e stimolante: “L’idea che il calcio sia una metafora della vita – dice Chat GTP – è stata esplorata da diversi pensatori. Il concetto è stato inizialmente associato a Jean-Paul Sartre, che affermava che il calcio può essere visto come una metafora dell’esistenza.”. Addirittura, Sartre! Ora, prendiamo atto che la similitudine ha un attestato anche filosofico e lasciamo il campo delle disquisizioni troppo profonde, perché qui si tratta di ragionare di Livorno e Poggibonsi, di Stacchiotti e Galligani.
In che senso, allora, rispetto agli accadimenti che hanno riguardato il Siena e che si sono succeduti dalle ore 15’40” di domenica 20 ottobre alle ore 22,20 circa di mercoledì 23 ottobre, il calcio è metafora di vita? Perché da un minuto all’altro è cambiato il mondo in bianconero, che pareva invece tutto a colori e adesso pare – sottolineiamo, pare – sprofondare in un grigio pallido. Domenica eravamo primi in testa alla classifica a braccetto con il Livorno, oggi siamo 5 punti distanti, dopo aver perso in casa con i labronici e pareggiato a stento a Poggibonsi.
Un attimo e cambia tutto: come quando, io e altri 27 sventurati, al primo giorno al Bandini, durante la comunicazione della formazione delle varie prime classi, sentimmo la preside Lidya Gori, con accanto il vicepreside Bucci, declamare i nostri nomi come componenti dell’unica sezione tutta maschile del glorioso istituto. In quell’attimo, a noi che sognavamo la classe mista come una speranzosa circostanza adolescenziale, cascò addosso il mondo. Come in quel maledetto minuto 40 della sfida con il Livorno, quando il prode Achy, proprio lui tutto impegno e sacrificio, incappa nel momento traditore della vita di un calciatore solo davanti alla porta altrui: l’inceppamento del piede, l’aggrovigliamento delle gambe, lo stinco che non risponde come dovrebbe. Insomma, in quell’attimo tutto è cambiato. Perché con il Siena in vantaggio al riposo, sarebbe stata tutta un’altra partita. E poi, se vogliamo aggiungere altri attimi fuggenti, mettiamoci anche il palo di Ricchi al 60’ che avrebbe consentito di pareggiare prima.
In lingua calcistichese stretta, quanto sopra viene tradotto nella frase spesso consolatoria: la sconfitta è stata determinata da episodi. Che è pur vero rispetto alla partita col Livorno, ma in realtà loro sono apparsi squadra più quadrata, più robusta, infarcita di qualche uomo di esperienza – Brenna, Hamlili, Bellini, Rossetti – che fa quel che deve secondo il proprio ruolo.
Il Siena però ha reagito d’impeto, di carattere, sapendo creare occasioni pur con un Galligani visibilmente sofferente, come poi si è visto anche a Poggibonsi. Ecco: quella reazione da truppa unita nella ricerca del pareggio, è il dato più significativo della domenica, pur nel giorno in cui si è palesata la superiorità – al momento – del Livorno.
Persi 3 punti in casa, gli altri 2 che ci distaccano dai labronici sono maturati a Poggibonsi. Ma in questo caso il punto è un premio alla sofferenza perché i giallorossi avrebbero meritato, onestamente, la vittoria. E però, anche rispetto a questa prestazione opaca, qualche elemento positivo emerge: Boccardi tornato al gol, le parate decisive di Stacchiotti, portierino che pare acquisire sicurezza di partita e in partita e che potrebbe rivelarsi la sorpresa di stagione. Ma soprattutto, la capacità di soffrire insieme quando il Poggibonsi ha caricato per trovare il pareggio e poi la vittoria. Il Siena è apparso testardo nella voglia di non subire la seconda sconfitta consecutiva e ha saputo farlo come un gruppo credibile nella sua compattezza.
Da qui si riparte: dal pubblico ritrovato col Livorno, dai tifosi in treno a Poggibonsi, dal gusto antico della sofferenza che del resto, salvo la parentesi paradisiaca, ha sempre caratterizzato il Siena. Per ora basta e avanza. Soprattutto se sapremo dimenticare il Livorno. Lasciamolo stare: non abbassiamo la nostra autostima nel constatare che una squadra è – al momento – più forte. Il campionato è fatto di equilibri in altalena, di attimi che mutano le gerarchie per un ballonzolo in più del pallone. E godiamocele le battaglie, perché la resistenza a Poggibonsi e anche la straordinaria rimonta col Seravezza dimostrano che il Siena c’è eccome. E può fare la voce grossa in questo campionato. Se poi gli svedesi volessero accendere di qualità il mercato di riparazione, soprattutto a centrocampo e in attacco, allora potrebbe essere ancor più dolce la primavera della Robur. Sursum corda, direbbero i latini, che poi non vuol dire “beviamoci un sorso di cordiale”, ma “in alto i cuori!”, come urla anche il grande Giacomino Muzzi all’altoparlante dello stadio.
Fonte: FOL
