La Robur deve vivere

Sta per finire la storia ultracentenaria della Robur. Ormai provare ad essere ottimisti è un esercizio alquanto difficile. Tutte le strade che sono state percorse in queste ultime settimane non hanno portato a nulla. Solo chiacchiere, scuse, rimbalzo di responsabilità che hanno inevitabilmente stancato anche il più irriducibile dei tifosi.  La scadenza del 16 luglio incombe e non si vedono spiragli positivi.
Cosa dobbiamo pensare noi tifosi? Siamo le uniche vere vittime della situazione, perché la nostra passione è stata calpestata da personaggi di dubbia credibilità che ci hanno illuso con promesse che alla luce dei fatti non si sono nemmeno in parte concretizzate. Una piccola fiammella è sempre accesa, vale a dire un accordo in extremis tra Mezzaroma e i vertici del Monte dei Paschi, cioè l’unica possibilità per poter continuare a giocare ad alti livelli, ma i giorni passano e nulla si intravede all’orizzonte. Alcuni tifosi hanno esternato il loro malumore la sera della vigilia del Palio ai vertici montepaschini, forse esagerando forse no, fatto sta che nessuno deve illudersi che la fine del Siena calcio passi inosservata. Chi doveva fare la propria parte non l’ha fatta e adesso ha poco tempo per rimediare. L’augurio è che lo faccia per mille ragioni. La Robur in serie A o B, cioè ai massimi livelli del calcio italiano, non è solo un vantaggio per noi tifosi passionali, ma per l’intera città. Questo è un fatto e non un’opinione e devono capirlo tutte le parti in causa. Il moment particolarmente difficile che sta vivendo la nostra città che sta pagando la crisi del Monte dei Paschi causata da noti personaggi, potrebbe far passare in secondo piano vicende come quella del Siena, ma non deve essere così. La nostra città deve per forza ripartire e facendo sparire delle eccellenze non è la strada giusta.
La famiglia Mezzaroma si sta giustificando con il fatto che le cose sono cambiate dal loro arrivo, quasi obbligato, nella proprietà della Robur, ma non è più un argomento valido. Quando uno si assume certe responsabilità dovrebbe saper valutare ogni possibilità, ogni accadimento e quindi non possono chiamarsi fuori. Allo stesso modo i vertici del Monte non possono defilarsi facilmente rigettando sulla proprietà tutte le responsabilità. Possiamo parzialmente capire la voglia di risparmiare sulla sponsorizzazione, ma non possiamo pensare che una banca che vanta milioni di crediti verso un’azienda possa farla fallire così semplicemente, senza intervenire per salvare il salvabile.
Il Siena non ha bisogno di elemosine, ma di un aiuto nelle regole del gioco e questo può essere fatto. Se il Siena sparisce dopo oltre 100 anni  ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità e dovrà risponderne alla città ed ai tifosi. C’è poco altro da dire, ognuno faccia concretamente la propria parte perché salvare l’azienda Siena significherebbe, oltre che salvare la nostra passione, tenere in piedi posti di lavoro, vantaggi economici per la città e lustro. Un’ultima cosa: siamo tifosi, esagerati, passionali, a volte esagitati, ma siamo persone intelligenti e sosterremo la Robur anche se andasse a giocare in Eccellenza, ma di sciuro non gradiremmo prese in giro. Questo è certo.

Antonio Gigli

Fonte: fedelissimo online