È toccato a Domenico Petraglione della Sezione AIA di Termoli dirigere Siena – Seravezza Pozzi, gara indubbiamente di alta classifica anche se usare un’espressione del genere provoca sempre uno “strizzone” al cuore ripensando a quando, sul terreno dell’ “Artemio Franchi”, le gare di cartello erano quelle contro Milan, Inter, Juventus e giù via elencando. Ma tant’è, bisogna fare buon viso a cattiva sorte perché, in fin dei conti, quando inizia la partita l’affetto e l’entusiasmo per la maglia bianconera (ora ridisegnata nientemeno che ispirandosi al pavimento del Duomo…) sono sempre gli stessi.
Quanto alla prestazione dell’arbitro molisano, pur già abbondantemente rodato in categoria, c’è solo da stendere un velo pietoso ed immaginare che non abbia ripagato le aspettative del designatore.
Infatti, doverosamente premesso che l’arbitraggio non ha per fortuna determinato il risultato, con altrettanta obiettività bisogna sottolineare che è stato comunque di una mediocrità assoluta al punto che mi è venuto il mal di testa nel vano tentativo di capire quale fosse il criterio di Petraglione nel valutare la punibilità dei contatti tra calciatori. Senza dimenticare che ha dato fin dai primi minuti una pessima impressione di sé quando, pur ben piazzato, ha assegnato un inesistente calcio d’angolo e poco dopo seminato un controproducente nervosismo in campo andando ad ammonire Semprini reo… di essere caduto nel tranello ordito dal portiere avversario che nel rinviare il pallone ha cercato il contatto con il numero 30 bianconero e platealmente simulato di aver ricevuto un colpo; davvero uno svarione da principiante!
Del resto tutta la prova di Petraglione è stata infarcita da un susseguirsi di decisioni approssimative e senza la benché minima uniformità di giudizio: evidenti falli lasciati correre, contatti veniali invece puniti con esagerata fiscalità, “vantaggi” forzati, uso discontinuo nell’usare il cartellino giallo in caso di fermate ripartenze. Il fatto che generalmente la squadra più penalizzata dagli errori dell’arbitro fosse molto spesso la Robur, almeno per quanto mi riguarda, non è affatto segno di partigianeria quanto piuttosto un’oggettiva constatazione di fatto.
Intendiamoci, una giornata storta può capitare a tutti ma il comportamento del signor Petraglione è stato tale da far nascere il sospetto che in realtà fosse sceso in campo assai poco sereno come, quando mancano i fondamentali attributi di personalità, può capitare a quel direttore di gara che, trovandosi a dirigere in una piazza blasonata, si sente osservato speciale da parte di qualche suo superiore importante e vuole innanzitutto far vedere di essere immune da sudditanze di sorta…
Ottima almeno la prestazione dei due assistenti giunti da Gubbio che, nel rispetto dei rispettivi ruoli, non potevano certo essere loro a rimediare con la bandierina alle tante incertezze di chi aveva il fischietto in bocca. VOTO 4
Fonte: FOL
