La pagella dell’arbitro di Siena-Pontassieve a cura di Mario Lisi

Sul terreno del “Berni” di Badesse, meno malconcio di quanto si paventava dopo le abbondanti piogge, è sceso stavolta in veste di arbitro il bravo Cristiano Biagini di Lucca. È superfluo dire che per lui, presente in Eccellenza ormai da qualche anno, non c’è stata da superare la benché minima difficoltà perché tra le formazioni di Siena e Pontassieve, capolista l’una e fanalino di coda l’altra, non è proprio esistita competizione con la gara messasi subito nettamente a favore dei bianconeri apparsi giocare in modalità “tiro al bersaglio”.

Di conseguenza il direttore di gara ha dovuto sbrigare solo un non difficile compito di ordinaria amministrazione che lo ha fatto passare pressoché inosservato ma comunque, nel complesso, più che da apprezzare in tutti gli aspetti della sua prestazione.

E dunque, l’unico pericolo che poteva venirgli da questo tipo di gara, sempre più simile ad un allenamento che ad un incontro ufficiale, erano i possibili cali di concentrazione che anche per un arbitro sono sempre in agguato in partite del genere. Ed infatti, a voler cercare il classico “pelo nell’uovo”, un paio di evitabili sbavature da parte di Cristiano si è finito per vederle. La prima al tramonto del primo tempo quando, al limite dell’area di rigore ospite, Candido è stato di fatto trattenuto e fermato con il corpo dal diretto avversario senza che ci fosse almeno il provvedimento tecnico se non anche quello disciplinare per il quale potevano esserci pure gli estremi. La seconda volta attorno al 25° della ripresa quando l’arbitro, non tenendo conto di un evidente “vantaggio” che era più facile da concedere che da ignorare, ha fermato una ripartenza del Pontassieve per fischiare un calcio di punizione a favore degli azzurri per un ormai inutile fuorigioco segnalatogli dall’assistente forse un po’ troppo frettolosamente.

Quisquilie, pinzillacchere avrebbe commentato il grande Totò per un arbitraggio sul velluto da parte di tutta la terna in una gara casalinga della Robur trascorsa senza sussulti né animosità. Per la verità un paio di note stonate – ahimè – ci sono state e non riguardano certo il mio ex collega: innanzitutto l’epiteto urlato da una ristrettissima frangia di tifosi senesi riferito alla frazione di Badesse che ci ospita, del tutto immeritato ed offensivo, e poi l’evidente mestizia del giovane Ravanelli che, mentre i compagni festeggiavano cantando come sempre “Squilli la fe’”, se n’è rimasto lì mogio mogio, deluso che nemmeno a risultato acquisito si sia trovato il modo per farlo scendere in campo. VOTO   6 ½

Fonte: FOL