Sarà una coincidenza ma, adesso che il Siena è stato acquistato da una proprietà svedese che va pazza anche per il calcio femminile, il designatore ha pensato nientemeno che ad una direttrice di gara del calcio-donne internazionale – Martina Molinaro della Sezione AIA di Lamezia Terme – per la partita tra la Robur ed il fanalino di coda della Fezzanese. Le aspettative erano dunque promettenti dal momento che quasi cento partite in Serie D, come recita la scheda personale di Martina, non si arbitrano certamente per caso sebbene nell’arco non breve di sette anni.
Sul terreno di gioco del “Rastrello”, tuttavia, non ci si può esimere dal definire la signora Molinaro come uno dei peggiori arbitri visti impegnati con il Siena negli ultimi anni. Lenta ad entrare in partita al punto da non convincere sull’episodio a dir poco sospetto del mancato calcio di rigore per fallo di mano in area ospite nei primi minuti; imprecisa ed incoerente nel rilevare i falli e per nulla decisa a ricorrere all’ammonizione per stroncare sul nascere il ricorso al fallo sistematico da parte dei liguri a centrocampo; incapace di farsi subito adeguatamente rispettare di fronte alle sfacciate perdite di tempo del portiere ospite; esageratamente fiscale in talune riprese di gioco ma disposta per tutta la gara a passare per buone certe rimesse dalla linea laterale che i fezzanesi hanno spesso effettuato in maniera irregolare; un “giallo” sventolato nel secondo tempo a casaccio senza far capire chi ne fosse il giocatore destinatario. Poi, come se non bastasse, ci sarebbe da rivedere al meglio la collaborazione con gli assistenti, specialmente con quello lato panchine di cui non è stata vista la segnalazione di un fuorigioco che, in caso di segnatura di una rete, avrebbe dato luogo a proteste a non finire. Peraltro l’assistente interessato, almeno in un altro paio di occasioni, c’ha messo del suo nel segnalare a vanvera dopo l’uscita del pallone dalle linee perimetrali del campo.
Insomma un arbitraggio sinceramente improponibile quello della signora Molinaro, certo più adatta alla versione femminile di questo sport dove fisicità, animosità ed agonismo sono decisamente in tono meno pronunciato.
Concludo affermando che la pessima prova dell’arbitro non deve però minimamente suonare come una giustificazione per l’umiliante prestazione dei bianconeri, riusciti nella difficile impresa di farsi mettere sotto tra le mura amiche, dopo Fulgens Foligno e Trestina, anche da un avversario apparso a tratti essere poco più di una squadra da torneo dei bar.
VOTO 3
P.S. – prendiamoci doverosamente anche un attimo di tempo per riflettere sul fatto che l’8 dicembre, in ogni categoria, gli arbitri sono scesi in campo con un segno nero sul volto per protestare contro le violenze che sempre più spesso subiscono i loro colleghi, specialmente sui campetti delle gare del settore giovanile e dei dilettanti. In effetti, menare gli arbitri è un vezzo da sempre abbastanza gettonato ma il fenomeno si è recentemente incrudito a conferma del dilagante clima di insofferenza e di “tutti contro tutti” che affligge la nostra contemporaneità per cui, a volte, può bastare un’occhiata storta per rischiare di essere pestati di brutto o peggio ancora. Adesso, magari, chissà che altre categorie che sono nell’occhio del ciclone non prendano esempio dalla protesta degli arbitri e vadano a lavorare con uno sbaffo di protesta in faccia: per esempio insegnanti e presidi, medici ed infermieri, capotreno e bigliettai in genere. “Mala tempora currunt”…
Fonte: FOL
