Grosseto – Siena, derby che oltretutto per la Robur assumeva un valore decisivo per l’accesso ai play-off, è andato all’arbitro Vittorio Umberto Franzoni della Sezione AIA di Mestre, com’era facilmente prevedibile un “quarto anno” di buona esperienza considerata la quarantina di gare finora dirette in categoria. Alla resa dei conti però si è trattato di un derby mediocre tra due illustri deluse da un campionato per entrambe le formazioni ben al di sotto delle legittime aspettative.
La partita, infarcita di erroracci da una parte e dall’altra, non ha oggettivamente presentato all’arbitro soverchie difficoltà così che Franzoni, apprezzabilmente molto mobile e volitivo nello stare in campo, se l’è cavata nel complesso bene tradendo però all’inizio un eccesso di fiscalità con l’ammonizione affrettatamente rifilata a Di Paola a pochi minuti dal via, tanto che dopo poco più di un quarto d’ora, quando il calciatore brucaiolo il giallo l’avrebbe meritato davvero, Franzoni ha lasciato correre per non doverlo espellere, dunque sbagliando di nuovo. Per il resto una direzione di gara senz’altro efficace per quanto non sia mancata qualche sporadica battuta a vuoto sia in ambito tecnico (un esempio: il giocatore che viene stretto tra due avversari è di fatto trattenuto ed ha diritto ad un calcio di punizione a favore) sia disciplinare (altro esempio: il calciatore che trattiene l’avversario per la maglia va sempre ammonito). Peraltro da rimarcare la buona collaborazione offerta all’arbitro dai due assistenti nell’assicurare la regolarità dell’incontro.
Dal momento che, essendo miseramente sfumata per loro anche l’ultimissima possibilità di accedere ai play-off, i bianconeri non dovranno più scendere in campo, nei prossimi giorni faremo il consueto bilancio complessivo degli arbitraggi avuti dalla Robur in questa stagione ma ora sotto con la prossima in vista della quale in casa Siena ci sarà molto da cambiare, probabilmente tutto o quasi. Beninteso, sperando che la proprietà svedese riesca a calarsi pienamente nella mentalità del calcio italiano dove, ad ogni livello, il motto del barone De Coubertin è sistematicamente snobbato. VOTO 6 ½
Fonte FOL
