Era prevedibile che la gara della Robur in casa del fanalino di coda Cannara andasse ad un arbitro da relativamente poco in categoria e la scelta del designatore è caduta infatti su Marco Calabrò di Reggio Calabria da due anni alla CAN D e con solo 11 presenze in quarta serie. Un cognome, il suo, che a Siena è naturale associare subito al famoso fantino campano Gioacchino Calabrò, vincitore per i colori del Drago del contestatissimo Palio straordinario “della Pace” del 20 agosto 1945 ed in seguito anche “mossiere” nei primi anni Settanta.
Dopo questa piccola digressione paliesca veniamo alla partita per dire che la prestazione del direttore di gara calabrese ha confermato la sua ancora evidente poca esperienza in quanto l’andamento delle sue valutazioni, sia sotto l’aspetto tecnico che dal punto di vista disciplinare, è apparso piuttosto ondivago, nel senso che episodi del tutto analoghi a volte sono stati giudicati in modo decisamente difforme. Per fortuna il risultato finale, mai stato in discussione, ha peraltro limitato gli effetti delle incertezze affiorate nell’arbitraggio. A parziale giustificazione dell’arbitro bisogna però anche riconoscere che su di un campo di patate come quello di Cannara, dove per i calciatori è già difficile stare in piedi e con il pallone che baruzzola a casaccio, non sempre risulta agevole la corretta valutazione dei contrasti di gioco e la gara della Robur in terra umbra non ha certo fatto eccezione.
In un incontro insolitamente privo di casi di fuorigioco, buona la prova dei due assistenti arbitrali i cui maggiori problemi sono venuti semmai dal dover correre in su ed in giù nella scivolosa melma lungo le linee perimetrali del campo. VOTO 5 ½
Fonte: FOL
