La Nazione – Tranquilla Robur! Ci pensa Contini

Ci vuole anche astuzia, per vincere le partite. Ci vuole la forza di rimanere a galla quando le cose si mettono male, per affondare la zampata vincente al momento opportuno. Così la Robur, nell’affanno, si è aggrappata al suo portiere, Nikita Contini, che l’ha sorretta e poi l’ha spinta, smaliziato, freddo, sicuro. Padrone di ogni situazione. Pronto a chiudere la questione ‘complimenti’ con un deciso «Faccio solo il mio dovere e il campionato è ancora lungo». Intanto il Siena si scalda alla luce della sua stella. 

Non si può dire, Contini, che non sia uno sveglio: niente fischio dell’arbitro e assist per Fabbro…
«(Ride ndr) Mentre i miei compagni e i giocatori del Pro Piacenza stavano battibeccando, ho visto Michael libero e l’ho lanciato. E poi è andata come è andata. Sono contento, soprattutto perché abbiamo centrato una vittoria molto, molto importante. Un risultato positivo visti anche quelli delle altre».

Dieci punti in 4 partite e una crescita individuale e di squadra: avete dato un’accelerata al vostro campionato…
«Probabilmente è arrivata la scossa che ci voleva dopo un’estate complicata e un inizio altalenante a livello di risultati. Abbiamo lavorato, e continuiamo a farlo, per trovare la nostra identità, insieme al mister e allo staff impegnandoci al massimo. Consapevoli dei nostri mezzi e delle nostre qualità».

Di qualità lei ha dimostrato di averne…
«Sono contento di come ho cominciato. Ho cercato di dare il mio apporto alla squadra, ma i meriti sono di tutti. Il mio compito è parare e ho fatto il mio».

Cinque rigori – e due parati – assegnati contro: ha fatto gli straordinari…
«Mannaggia che per poco al Garilli non paravo anche il terzo. L’ho toccata con il piede, se l’avesse tirato un po’ più basso e più piano… Comunque l’arbitro poteva anche evitare di fischiarlo. Si sono abbracciati in due e la partita era già finita. L’importante è aver vinto».

Le dediche si chiedono sempre agli attaccanti. Lei ha una dedica da fare?
Il campionato è ancora lungo eh! Comunque alla mia famiglia, a mio papà e a mia mamma. Che mi sono, e mi sono sempre stati, vicini. E credono in me, senza farmi pressioni».

Perché il calcio e perché in porta?
«Mio padre ha una scuola calcio a Giugliano in Campania, dove sono cresciuto, e già quando avevo 4 anni andavo agli allenamenti. Essendo il più piccolo, i più grandi mi mettevano in porta. A volte, mi hanno raccontato, piangevo perché non volevo starci. E allora facevo l’attaccante. Mi sono alternato nei due ruoli fino ai 10 anni. Poi a 12 mi ha preso il Napoli».

Dal suo club di appartenenza le è arrivato qualche messaggio?
«No. Ma io penso solo al Siena, ad arrivare il più in alto possibile con il Siena. Il Napoli viene dopo».

Ora alle porte una bella doppia trasferta…
«Sono partitacce quelle in Sardegna. Le affronteremo una per volta. L’Arzachena non sta vivendo un momento bellissimo, l’ultima l’ha persa con il Pontedera. Noi andremo lì con il morale alto, convinti dei nostri mezzi; per vincere, come sempre. Vogliamo giocarcela con chiunque. Non è un girone semplice: rispetto allo scorso anno è migliorato».

Qualcosa da aggiungere?
«Sì, vorrei ringraziare i tifosi: ho sentito cori per me. Mi ha fatto piacere. Spero che continuino a sostenerci, sono troppo importanti». (Angela Gorellini)

Fonte: La Nazione