La Nazione-Perinetti: “Robur, serve continuità per arrivare ai playoff”.

Non vede l’ora di tornare in pista, o meglio dietro una scrivania, Giorgio Perinetti, direttore sportivo della Robur tra il 2004 e il 2007 e tra il 2010 e il 2012, reduce dall’esperienza al Genoa, con cui si è ‘separato’ lo scorso giugno. «Mi godo le vacanze, anche se durano ormai da troppi mesi – sottolinea Perinetti – ma ovviamente non smetto di informarmi, vedere partite, viaggiare per tenermi aggiornato.

La serie C?
Ovviamente la seguo molto, visto che ci sono diverse squadre a cui sono affezionato».

Allora direttore partiamo dal girone A, quello della ‘sua’ Robur.
«Oggettivamente è un campionato particolare, reso tale dalla presenza di una squadra fuori portata per tutti come il Monza. La lotta per tutte le altre sarà quindi per la migliore posizione possibile per i playoff, anche se a maggio, quando inizieranno gli spareggi oltre che la posizione conterà arrivarci in condizioni ottimali. Una promozione su 28 partecipanti alla post season rende difficilissimi i pronostici. Il Renate, che ricorda quello che da anni sta facendo il Cittadella in serie B, e il Pontedera sono le due sorprese principali ma che credo nel girone di ritorno anche altre squadre si faranno sotto per la seconda piazza alle spalle dei brianzoli, tra cui spero anche il Siena».

Un girone di andata eufemisticamente altalenante quello dei bianconeri di Dal Canto, che lei ha visto dal vivo in occasione dello 0-2 casalingo contro la Carrarese.
«In effetti l’alternanza di risultati tra casa e trasferta, eccezion fatta per il ko di Novara, è particolare e dall’esterno è anche difficile da spiegare. Sicuramente serve maggiore continuità per trovare la giusta quadra, poter piazzarsi nella miglior posizione possibile e giocarsela ai playoff, anche se non sarà facile visto le corazzate che ci sono negli altri gironi, Bari su tutte».

Lei riuscì a vincere con largo anticipo un girone molto tosto qualche anno fa alla guida del Venezia, nonostante la presenza di un Parma che poi salì ai playoff.
«Forse non è stata capita fino in fondo l’impresa che centrammo in quella occasione, considerando che poi il Parma mesi dopo fu promosso in A. La C è un campionato difficilissimo e quell’anno il nostro girone era davvero molto competitivo».

In quel Venezia c’era Bentivoglio. Ma in una versione decisamente diversa da quella di quest’anno a Siena.
«Premesso che non conosco i motivi per cui le cose non sono andate come sperato in bianconero, Bentivoglio è un giocatore che negli anni ha cambiato posizione. Già a Venezia non era più il centrocampista di gamba ed inserimento degli anni precedenti, per cui decidemmo di accentrarlo. Le qualità non gli mancano e credo neanche gli stimoli, conoscendolo. Ma evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto. Capita".

Guberti?
"Conosco molto bene anche lui. Nonostante l’età è un giocatore che a questo livello riesce ancora a saltare l’uomo e a fare giocate importanti».

Infine un commento sulla situazione globale della terza serie, reduce anche dallo sciopero.
«I ricavi sono quelli che sono, è innegabile. Sorge quindi un problema di sostenibilità. A mio avviso forse 60 società sono troppe, nel senso che se ogni anno si palesano situazioni molto complicate dopo pochi mesi dall’iscrizione evidentemente il problema è molto profondo e non so se basterebbe la defiscalizzazione a risolverlo. Ogni società va intesa non solo come giocatori, staff e dirigenti sportivi, ma anche come dipendenti e questi ultimi sono i primi a rimetterci se un club fallisce o non si iscrive». Guido De Leo

Fonte: La Nazione