La Nazione – Perinetti: «Per il Siena io ci sono»

Ha conquistato sul campo la sua ennesima promozione in serie A. Adesso però vive il calcio da osservatore esterno, in attesa di ributtarsi in qualche prestigiosa avventura. Giorgio Perinetti però non dimentica la ‘sua’ Robur, e nonostante quello che è successo resta fiducioso per il futuro a tinte bianconere.

«Ho assistito dall’esterno alla lenta agonia della società. L’unica via di salvezza era legata alla squadra, che ha fatto una stagione strepitosa a mio avviso. Non è stata però supportata dalla società, che avrebbe invece dovuto fare uno sforzo per assecondarla, tentare di tutto per centrare la promozione e quindi la salvezza della società stessa».

A dire la verità la vecchia proprietà e la precedente direzione sportiva hanno fatto di tutto per rovinare ciò che in caso la squadra di Beretta faceva.
«Capisco che la situazione non fosse facile, ma vedendo come andavano le cose sul campo, dove più volte ho vista una formazione con esperienza e qualità, penso che la società avrebbe dovuto e potuto rendere la quotidianità più semplice, meno difficoltosa. I play-off sono stati persi per pochissimo, e sono convinto che il Siena indipendentemente dalla posizione li avrebbe affrontati da favorito e adesso forse staremmo a parlare di un’altra storia. Invece tutto è andato per il verso sbagliato e ora ci sarà da rimboccarsi le maniche e ripartire». 

Mezzaroma alla fine è riuscito a distruggere anni di storia gloriosa.
«Preferisco continuare a tacere su questo aspetto visto che per me sarebbe come riaprire vecchie e sanguinose ferite. Credo che la Robur abbia pagato oltremodo la crisi della città stessa e delle scelte che poi si sono rivelate sbagliate». 

Dopo quindici anni di successi, vissuti tra A e B adesso il risveglio sarà di quelli piuttosto traumatici.
«Non si deve commettere l’errore di pensare al passato importante, non servirebbe a niente, anzi peggiorerebbe le cose. Il nuovo Siena dovrà essere formato da giocatori vogliosi e determinati e da una società che vuole fare le cose per bene. L’assenza della serie C2 in qualche modo facilità la scalata, anche se sarà comunque dura, perché per affrontare la serie D occorre essere preparati e molto pragmatici». 

Che idea si è fatto di Antonio Ponte?
«Non lo conosco di persona e non sono a conoscenza delle sue idee e del suo progetto quindi non posso dare giudizi di nessun tipo. Dico solo che è stato encomiabile a tornare a Siena dopo molti anni, a metterci la faccia e i soldi dimostrando volontà e determinazione. Gli auguro buona fortuna».

Tornando a lei invece direttore, adesso è in cerca di un nuovo progetto?
«Ho vinto il mio terzo campionato con tre squadre diverse, e credo di aver dato il mio contributo. Avrei pensato di proseguire la mia avventura a Palermo, il presidente si era espresso in tal senso molte volte senza nessun sollecito da parte mia. Poi ci sono state alcune decisioni che hanno reso per ma la situazione insostenibile, e quando non vedo le condizioni giuste per lavorare preferisco fare sempre un passo indietro. Approfitto di questo periodo per risolvere una questione personale, e seguire dall’esterno il calcio. La Robur? Mi ha dato tanto, e non me lo dimentico di certo. Se servisse un contributo, un consiglio, risponderei sempre presente per il Siena e per Siena». (Guido De Leo)

Fonte: La Nazione