La Nazione-Oganyan: «Abbiamo sbagliato, ripartiamo dal dialogo. Ecco i nostri progetti su Siena e lo stadio»

Sulle pagine de La Nazione, intervistato del caporedattore Pino Di Blasio, il vice presidente Vagan Oganyan parla a tutto tondo dei progetti della Barkeley Capital, sul Siena e su Siena. Nel ringraziare Pino Di Blasio per la disponibilità, pubblichiamo l’intervista integrale.

Vagan Oganyan parla attorno al tavolo per le riunioni, accanto a Armen Gazaryan, Alessandro Belli e Andrea Bellandi, nella sede dell’Acn Siena alla Croce del Travaglio. Ammette gli errori commessi negli ultimi mesi, vuole ricucire il rapporto con la città, i tifosi, gli investitori. E rivela i progetti, legati al calcio ma non solo, che Berkeley Capital, il fondo di investimento a guida armena, sta coltivando tra Siena, Firenze e l’Italia centrale.

«Per prima cosa spiego l’organigramma del Siena – dice Oganyan -: Armen Gazaryan sarà presidente, io e Alessandro Belli vicepresidenti, Andrea Bellandi direttore generale. Non ci occuperemo della parte sportiva, affidata al ds Grammatica e all’allenatore Alberto Gilardino».

Qual è l’obiettivo?

«Abbiamo capito gli errori commessi. C’è stato uno scontro tra culture diverse, determinate esperienze non sono applicabili al calcio italiano. Lo stesso errore commesso da società più blasonate. Ma nel calcio chi capisce in fretta dove ha sbagliato, avrà più successo. Per questo abbiamo deciso di far gestire la squadra a chi è più affidabile».

Lei è il garante di Berkeley Capital. Chi è rimasto tra gli investitori del fondo?

«In Italia e a Siena opereranno tre investitori: Ruben Gevorkyan, padre dell’ex presidente Roman, Armen e Bagrat Gazaryan. Sono cognomi ricorrenti in Armenia, tutti imprenditori che generano valore».

Lei è il punto fermo. Qual è il volume di fuoco del fondo?

«Io mi occupo di gestire gli investimenti. Parliamo già di 20 milioni di euro. E abbiamo iniziato due anni fa, in Sardegna, a Cortina e Siena. Siena e Firenze diventeranno i centri più importanti per i futuri investimenti».

Fino a quanto potete arrivare?

«In questo settore si possono attirare tanti investitori. Dipende dalla qualità dei progetti: più sono interessanti, più soldi arriveranno».

Per ora siete fermi sulle idee per l’area Fortezza-Stadio…

«Non solo. A Siena stiamo lavorando su altri progetti. Non posso rivelarle quali con esattezza, spero di poterlo fare nelle prossime settimane».

Non è più un segreto: se le dico che siete interessati a rilevare Sielna, la società che ha il kazako Igor Bidilo come socio di maggioranza e che gestisce i bar e ristoranti Nannini e Scudieri, lei cosa risponde?

«Può essere. E’ un investimento importante, ma nei limiti delle nostre capacità interne, senza rivolgerci ad altri investitori».

Sembrava un affare già fatto…

«Stiamo completando la due diligence – aggiunge l’avvocato Belli – ci sono aspetti da chiarire. Siamo interessati a rilevare tutta la società. Ma bisogna aspettare, stiamo trattando. E serve l’intesa tra chi vorrebbe vendere e chi vuole comprare».

Come si immagina l’area Fortezza-Stadio?

«A noi interessa il settore della salute e medicina innovativa. Lo stadio deve diventare un centro di wellness, per tutta la città. L’idea è creare strutture di monitoraggio sulla salute anche dei cittadini, non solo dei calciatori. Con tecnologie innovative, terapie e cure immediate. Quell’area potrebbe essere il parco della salute per senesi e turisti, potrebbe ospitare un supermercato con prodotti biologici, un centro di cultura e salute dentro la Fortezza».

Siete interessati all’Enoteca?

«Parteciperemo al bando per acquisire il marchio. Nel progetto ci saranno altre ipotesi, come ristoranti, club per la musica, bar. In futuro penseremo a project financing, d’intesa con il Comune, per gli spazi della Fortezza. Ma la salute, le scienze della vita che sono il punto di forza di Siena, saranno l’elemento cruciale degli investimenti»

Che valore aggiunto portate?

«Berkeley Capital potrebbe coinvolgere altre aziende. Faremo da catalizzatore dal punto di vista economico e innovativo».

 Parteciperete al bando dello stadio?

«Sì, per questo vogliamo correggere i nostri errori sportivi. Siamo d’accordo con il Comune, capisco la rabbia dei tifosi: i risultati, le vittorie, la lotta per la promozione, dovranno far maturare il bisogno di progetti sullo stadio. Parleremo in modo diverso con i tifosi, in modo più trasparente con i giornalisti, come sto facendo ora».

E’ la strategia del dialogo?

«Non vogliamo essere esclusivisti, vogliamo collaborare con altri. Se ci fossero aziende interessate all’Enoteca, ad esempio, potremo stringere partnership costruttive. Siamo aperti verso chiunque possa generare sinergie e valore aggiunto».

Fonte: FOL – La Nazione