La Nazione-Crack Ac Siena, si indaga su Mps

L’inchiesta sul crack dell’Ac Siena va avanti e punta a individuare se ci siano state responsabilità penalmente rilevanti anche da parte degli ex vertici di Banca Monte dei Paschi nel rovinoso tracollo che si è consumato tra luglio 2014, con la mancata iscrizione al campionato di serie B, e dicembre 2015, con la sentenza di fallimento. 
Negli ultimi giorni ex dirigenti e dipendenti della società bianconera sono stati ascoltati dagli uomini della Guardia di finanza, che stanno portando avanti le indagini. 

FONTI della procura confermano che si tratta di uno stralcio del filone principale, quello che ha già portato a undici richieste di rinvio a giudizio per vari reati, dalla bancarotta fraudolenta e preferenziale, al ricorso abusivo al credito; ora l’ipotesi di reato di concorso in bancarotta è a carico degli allora dirigenti dell’istituto di credito senese e questo spiega anche perché nella conclusione della prima parte dell’inchiesta non sono in alcun modo apparsi nominativi riconducibili agli ex vertici di Mps. 
A seguire il procedimento è il sostituto procuratore Antonino Nastasi, che ha continuato a occuparsene anche dopo il trasferimento a Firenze. 
Per il fallimento da oltre 50 milioni di euro, arrivato dopo il tentativo di concordato tentato senza fortuna dalla famiglia Mezzaroma, sono undici le persone per cui la procura ha chiesto di andare a processo. 
Il 24 aprile si terrà l’udienza preliminare per fatti che riguardano vicende dalla stagione sportiva 2011/12 alla 2013/14, quella che concluse la storia della vecchia Ac Siena. 
I magistrati senesi si erano già attivati per verificare l’operazione della cessione del marchio, avvenuta a inizio 2012 per 25 milioni di euro alla Black & White Communication (per i periti del pm avrebbe dovuto essere valutato non più di 4-5 milioni di euro), considerato un finanziamento mascherato per le casse della società da parte del Monte dei Paschi. 
Poi è arrivato il fallimento e sotto la lente sono finiti la proprietà, con dirigenti e collaboratori che a vario titolo – secondo l’accusa – sarebbero stati coinvolti nella cattiva gestione della società. 
E come dimostrano le indagini che sono proseguite negli ultimi giorni, potrebbe non essere finita qui. (Orlando pacchiani)

Fonte: La Nazione