La Nazione – Crac Siena calcio, ecco le cifre.

Si sarebbe dovuto procedere alla ricapitalizzazione della società bianconera oppure andava messa in liquidazione. Non essendo possibile la prima soluzione, sarebbe stata realizzata l’operazione di cessione del marchio alla ‘Black & White communication’ che, unitamente ad un insieme di passaggi, avrebbe mantenuto in vita artificiosamente l’Ac Siena dell’allora presidente Massimo Mezzaroma. Questo il cuore della tesi del curatore fallimentare Maurizio Accordi. Due ore e mezzo la sua testimonianza ieri nell’ambito del processo-fiume sul crac della società, fallita del dicembre 2015 con un passivo di quasi 60 milioni di euro, dopo la mancata iscrizione al campionato di serie B nel luglio 2014. Una deposizione che prosegue perché i capi di imputazione sono molti e complessi tanto è vero che anche il presidente del collegio Ottavio Mosti è più volte intervenuto per chiedere lumi. Due i pm in aula – Siro De Flammineis e Niccolò Ludovici – che hanno sollecitato Accordi a ricostruire la storia del periodo Mezzaroma, partendo dall’acquisto da Lombardi Stronati tratteggiando poi la situazione dei conti che ha portato il curatore ad evidenziare come «complessivamente, non nel solo periodo in oggetto ma dal 2005 al 2014 la Società abbia maturato perdite per 101 milioni». «Al 30 giugno 2011 – spiega al giudice – il patrimonio netto era in negativo per oltre 2 milioni con perdita di 20 milioni ripianata con 16 di finanziamenti destinati appunto a copertura di perdite d’esercizio». Qui entra in scena l’operazione del marchio su cui si è concentrata l’udienza. «‘Progetto Siena’ era proprietaria – il curatore ricostruisce sollecitato dalle domande del pm –; vende tutto all’Ac Siena per 15 mila euro e, a sua volta, questa cede per 25 milioni gli stessi marchi alla ‘Black & White Communication’ di Lattari, uno dei gli imputati, legale rappresentante. Operazione finanziata da Mps. La società appositamente costituita, ‘B&W’ dà a sua volta in licenza d’uso per 20 anni all’Ac Siena i marchi». L’accusa chiede a cosa servono questa serie di passaggi. «A creare una plusvalenza per coprire perdite ingenti già registrate a giugno 2011. La società può così continuare la sua attività», ipotizza Accordi. Riferendosi anche a una perizia, relativamente al valore dei marchi, «che – svela – ho trovato nel pc dell’Ac Siena in modalità word con diverse ipotesi operative». Altro tema caldo quello del ‘paracadute’. Denaro che la Lega Calcio aveva riconosciuto alla società retrocessa al termine del campionato 2012-2013. Metà messi nel bilancio 2013, ad avviso di Covisoc non correttamente ma se così non fosse stato fatto il Siena non avrebbe potuto iscriversi al campionato. Questione già affrontata nell’udienza che ha visto assolto il collegio sindacale della società bianconera nel gennaio scorso. Il processo per il crac Ac Siena vede imputati a vario titolo Massimo e Valentina Mezzaroma, Mario Lattari, Alberto Parri e Giuseppe Bernardini, Cristian Pallanch, Pier Paolo Sganga e Alessandra Amato. (Laura Valdesi)

Fonte: La Nazione