La Nazione-Causarano:”Un anno tricolore per Siena e la mia Juve”

La vita è fatta di occasioni. E di incroci. L'importante è saper riconoscere quello giusto. Andrea Causarano quando è arrivata la chiamata dalla Vecchia Signora' (per i non addetti alle cose del calcio la Juventus) ha capito subito che si trattava di «un'occasione irrinunciabile». E così, seppur profondamente legato a Siena («la mia è una stata una famiglia di montepaschini e di contradaioli»), l'estate scorsa ha preparato le valigie per vivere «un'esperienza professionale e umana esaltante». Senza sapere ancora che quel suo viaggio sarebbe stato, come in Sliding doors', l'incrocio di due esistenze parallele. La sua che, sulla soglia dei cinquant'anni, si affacciava sul proscenio più importante del calcio italiano e internazionale, e quella del Siena Calcio che, di lì a poco, sarebbe scomparso travolto dal default societario. Così, mentre i colori bianconeri senesi sono stati costretti a ripartire dalla quarta serie (la D), lui è diventato l'ambasciatore della senesità positiva indossando i colori bianconeri della Juve. Un destino cieco in cui, appunto, la professionalità e il merito si sono affermati lontano dalle lastre, proprio mentre Siena vedeva svanire, in un batter di ciglia, quelle che per anni sono state le punte di diamante del calcio e del basket tricolore. Dalla Torre del Mangia alla Mole. Dottor Causarano come ha vissuto questo cambiamento? «Da senese purosangue, cresciuto a Palio, Monte dei Paschi e sport, non è stato facile. E' nel nostro dna. Per cui il distacco è sempre traumatico anche se avviene, come nel mio caso, per andare a far parte di uno dei più grandi club di calcio al mondo». Che cos'è lo stile Juventus? «E' la percezione di avere una grande società alle spalle. Un'organizzazione aziendale a 360 gradi con le sue regole e i suoi obiettivi, anche se il lavoro è molto simile a quello fatto nei precedenti venti anni nel Siena. L'organizzazione capillare è stata la più grossa novità per me». Lei ha lasciato Siena in uno dei momenti più critici della città. Come la vede ora da Torino? «Indubbiamente l'immagine nostra è profondamente cambiata negli ultimi anni. Prima venivamo indicati come un modello. Purtroppo oggi, dopo le note vicende, la nostra immagine si è offuscata, anche per l'eccessiva gogna mediatica cui siamo stati sottoposti. Però, da senese che vive all'estero', mi auguro che presto, fuori dalle lastre, si possa tornare a parlare del 2 luglio, del 16 agosto, della promozione del Siena, della Mens Sana. Ma anche dell'Eroica che è diventata un marchio sempre più conosciuto all'estero. Ma che si torni a parlare anche dei premi vinti dalle nostre eccellenze enogastronomiche, dell'Università e delle sue conquiste scientifiche, vorrei che si tornasse a parlare delle cose importanti che abbiamo sempre avuto, ma che, avendocele sotto gli occhi quotidianamente, abbiamo forse sottovalutato privilegiando solo l' aspetto banca'». Lei in questo momento è un ambasciatore: la professionalità e la capacità che riescono ad imporsi oltre le mura. Siena può ancora dire qualcosa al di fuori del proprio microcosmo? «Siena e tutta la sua provincia hanno infinite potenzialità che, probabilmente anche per pigrizia, non venivano valorizzate. Ho visto che si stanno organizzando dei tour nei musei di Contrada. Per anni siamo stati troppo restii ad aprire questi scrigni che, invece, possono essere utilizzati per il rilancio della città. Proprio per quello che rappresentano e sono capaci di raccontare: la nostra storia e il nostro dna». E' ottimista dunque? «Dobbiamo essere tutti grati a quanto fatto sinora dalla banca, ma ora dobbiamo essere noi a tirar fuori idee ed iniziative che ci possano aiutare a ricominciare. Rimboccarci le mani per ripartire». Si è appena aperto il nuovo anno che cosa si aspetta Andrea Causarano dal 2015? «Dal punto di vista sportivo spero di concludere l'annata di questa esperienza umana e professionale con i migliori traguardi (lo scudetto e la Champions, anche se per scaramanzia non lo dice apertamente, ndr). Poi, a fine stagione, farò e faremo una riflessione su quello che è stato. Anche se già ora mi sento molto accresciuto dall'opportunita avuta di potermi misurare in una realtà metropolitana, che ti mette a dura prova ma che ti dà tanta soddisfazione». E per Siena, intesa come città, cosa prevede? «Il momento peggiore è passato e vedo, con sollievo, che anche i piagnistei stanno cominciando a diminuire. Eravamo nel più grande meccanismo dopante che la storia della città abbia mai conosciuto e che non coinvolgeva solo lo sport. Dove tanti davano tutto per scontato. Poi, all'improvviso e, in un istante, dallo scontato siamo passati al quasi niente, come quando si perde in contemporanea entrambi i genitori. Speriamo che nel 2015 si stabilizzi la situazione della banca. Ma è chiaro che ciò che c'era prima non esisterà più. Dobbiamo imparare a valorizzare le cose che abbiamo. Spero che lo scoramento scompaia per sempre e si passi alla proposizione, attraverso tutte quelle istituzioni che vogliono rimboccarsi le maniche». Segue la Robur? «Certo. Mentre ero in Qatar mi arrivavano le foto di Gavorrano. Sono in contatto sia con il presidente e con lo staff sanitario. Ma soprattutto la seguo da tifoso. E spero che quanto prima torni in un campionato più consono». E la Mens Sana? «Mi è dispiaciuto tutto quello che è successo. Il basket ha radici solide all'interno della città, spero davvero che il 2015 sia un anno di promozioni: la Mens Sana, la Robur e l'intera città dopo due anni di retrocessioni». 

Fonte: La Nazione