LA GAZZETTA INTERVISTA MISTER GIAMPAOLO

Della serie, meglio togliersi subito il dente. Domani, per Marco Giampaolo, è già ieri: il Siena ospiterà il Cagliari, la squadra di due stagioni tribolate per l’allenatore abruzzese.
Che cosa rappresenta per Marco Giampaolo ritrovare il Cagliari da avversario alla seconda giornata?
«Non voglio essere banale, ma per me è solo una partita da vincere. Con i giocatori ero rimasto in buoni rapporti, con l’ambiente mi ero trovato benissimo. Non ho rancori».
Dimentica il presidente Cellino.
«Il primo anno mi licenziò dopo la sedicesima giornata con il Cagliari a 16 punti e sette squadre sotto. Fu una pugnalata. Poi però mi richiamò dopo due mesi: non era mai successo con Cellino. La scorsa stagione era stato impostato un programma di rinnovamento, ma i buoni propositi svanirono in poco tempo. Lui non si fidava di me e io di lui. I risultati non mi hanno aiutato, ma non si può pretendere di rinnovare una squadra e di avere risultati immediati. Il calcio è impaziente. Dicono che il sistema funziona così: capisco, ma non mi adeguo».
Zamparini ha già licenziato Colantuono. Cellino è vicepresidente della Lega e Zamparini ha ricoperto in passato un ruolo importante: il calcio è nelle mani degli impazienti.
«Il calcio va cambiato. Gli allenatori devono avere maggiori poteri, sul modello inglese, e il direttore sportivo deve diventare una figura da associare al tecnico. Invece oggi l’allenatore è la figura più solitaria del sistema e resta quella più vulnerabile: basta uno scatto di nervi per cacciare un tecnico ed interrompere un progetto».
Zamparini ha definito Colantuono «triste».
«L’allenatore spesso è disperato, altro che triste».
Che cosa le è rimasto dell’esperienza di Cagliari?
«Il rapporto straordinario con la gente. I cagliaritani mi hanno aperto il cuore».
Che cosa pensa dell’idea del presidente della Lega Matarrese di costruire celle negli stadi?
«Noi ci alleniamo a Colle Val d’Elsa, dove gioca la Colligiana, squadra di Seconda divisione. Gli operai hanno appena finito di transennare il campo con tre giri di filo spinato. Sembra un lager. Il calcio deve essere sport, divertimento, unione tra i popoli. Le celle negli stadi sono una cosa fuori dal mondo».
Anche la dedica di De Rossi al suocero ha fatto discutere.
«È la sua vita privata, dove nessuno ha il diritto di entrare».
Che cosa può dare in questo momento il Siena?
«Il Siena è come la canzone di De Gregori, La leva calcistica della classe ’68: il ragazzo ha le spalle strette, ma si farà».
Fonte: La Gazzetta dello Sport