La fine di un sogno

Amarezza, delusione, dispiacere. Scegliete voi l'aggettivo che più vi aggrada per definire l'infelice notte di Coppa, che pareva la Champions per la cornice di pubblico che la ospitava. Vedi Napoli e poi muori. Calcisticamente parlando, si intende, ma nel modo peggiore. Un primo tempo da dimenticare, offerto agli avversari e ai loro tifosi che ci sopraffavano. E noi lì, costretti ad incrociare le dita e a scongiurare ogni incursione azzurra, impotenti come "il topolino di fronte all' elefante", per usare la metafora di Sannino alla vigilia. Il Siena fa harakiri e col Napoli, tra andata e ritorno, ne fa 4. Solo che due li segna nella porta sbagliata. I regali di Pesoli e Vergassola pesano come macigni nel responso finale. Che è quello più scontato: Napoli in finale di Coppa Italia dopo quindici anni, Siena a casa dopo aver accarezzato un sogno forse troppo trasgressivo per una provinciale. Peccato, perchè alla fine, contro una squadra che in cinque giorni si era girata Londra e Udine, uscire indenni dal San Paolo non era un' utopia. L'impressione generale è che la società non ci abbia mai creduto. Passavamo il turno quasi per inerzia, per fatalità, senza una vera e propria determinazione. Man mano che si andava avanti, subito un commento che rimetteva i piedi per terra. "E' vero, siamo in semifinale, ma il nostro obbiettivo è salvarci e giocheranno quelli che hanno avuto meno spazio, che non sono riserve, perchè ognuno è titolare". Da Sannino a Perinetti, avanti tutta con questa politica, assurda, del turn-over obbligato. Va bene che comunque fosse andata, la favola era già stata scritta, ma già che c'eravamo, potevamo provarci con maggiore insistenza. Inceve vedi che mentre Mazzarri ripropone gli stessi undici di Stamford Bridge, Sannino schiera una formazione da partitella del giovedì, con i soli Brienza e Vergassola confermati dopo Novara. Cercherà di rimediare nella ripresa, inserendo Bogdani e Gonzalez. Troppo tardi. Passa il Napoli, come è giusto che sia. Però, forse, qualcosa in più si poteva fare. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fedelissimo Online