La famiglia De Luca “Vero, grande dolore”

Ciro e Selvaggia De Luca. Dieci anni fa erano rispettivamente vice presidente e membro del consiglio di amministrazione dell'Ac Siena, quello presieduto dal babbo Paolo, l'uomo dei sogni e della lucida follia, il patron che realizzò la promozione storica in serie A. Proprio dieci anni fa, in questo periodo, Ciro e Selvaggia si strinsero intorno alla Robur e a tutta, la società accusata per una vicenda di calcioscommesse che aveva turbato la città ed il mondo sportivo, oggi invece si abbracciano con le lacrime agli occhi perchè quella che era stata "la creatura" del babbo non c'è più. Centodieci anni volati via per tanti motivi, per tanti errori, per scelte scellerate che alla fine si sono rivelate drammatiche. Oggi a guardarsi indietro, a ritornare alla notte magica di Genova o all'ingaggio di Enrico Chiesa (davvero un sogno), c'è da piangere. A rivedere poi le immagini di Paolo De Luca a cena nelle contrade che intonava i cori ed aveva una parola per tutti c'è solo da rammaricarsi per quello che è andato perso, forse per sempre. Come Ciro e come Selvaggia che, come tutti i tifosi bianconeri, non se ne fanno una ragione: "Sono stato costantemente aggiornato – ci ha detto telefonicamente, ieri sera, Ciro De Luca – molti amici senesi mi hanno telefonato e alle 19 mi hanno dato la notizia che non avrei mai voluto sentire. Anche mio cognato (il portiere del Siena, Simone Farelli, ndr) mi ha sempre informato su una situazione davvero allucinante".

La famiglia De Luca è rimasta sempre legata al Siena, per affetto e per amore: 'Rimango amareggiato di tutta questa situazione – ha sottolineato Ciro – perché Siena e la Robur non lo meritavano. Siena vuol dire tanto per me e la mia famiglia, Siena vuol dire sentimenti e passione, la Robur è stato l'ultimo grande amore di mio padre ed io nutro verso la squadra e la città tantissimo amore. Tutto questo nonostante le tante menzogne che sono state dette su noi quando lasciammo la società e a cui mai ho voluto rispondere. Le nostre risposte sono sempre state di affetto e riconoscenza, come dimostrano i fatti. In pochi sanno un particolare, la nostra famiglia non ha mai avanzato azioni legali verso la società bianconera che ci doveva tantissimi soldi. Tanti altri creditori, per molto meno, sono andati in tribunale, noi no. Oggi perdiamo un capitale ingente (la, famiglia De Luca doveva avere circa 2milioni di euro, ndr), ma, noi volevamo e vogliamo bene al Siena perchè è stata una creatura di nostro padre. Peccato sia finita così male".

Ciro De Luca si rivolge ai senesi per guardare avanti: "Tutto quello che è successo doveva essere evitato, così è stata annullata in modo definitivo la città attraverso una eccellenza che ha fatto grande tutta la comunità in questi anni. Mezzaroma, come la mia famiglia, poteva fare prima un passo indietro e forse questa situazione si sarebbe evitata, non solo il declino di una società sportiva, ma anche la mortificazione e la fine del bellissimo messaggio che la Robur aveva mandato all'Italia sportiva, con la sua favola e la lucida follia. Adesso che la situazione è ormai compromessa dico ai tifosi e ai senesi di fermarsi, di riflettere e fare quadrato per trovare una strategia collettiva comnune al fine di rilanciare una parte importante di Siena che è quella sportiva. Per il bene di tutti serve scegliere la strada migliore, serve una reazione positiva per la rinascita, una prospettiva seria. Siena a mio avviso può farcela e ci spero tanto".

La, sorella Selvaggia De Luca si è invece affidata ad un post su Facebook che ha ricevuto molti consensi e tanti messaggi di affetto: "Ci sono cose – scrive Selvaggia che non ti aspetti, o meglio, speri che non accadano mai, come il veder svanire un sogno che per anni hai portato dentro di te. Ci sono passioni che accendono quella fiamma nel cuore, e che solo chi le vive con tutto se stesso può capirle. Io ho avuto la fortuna di viverle. A Siena sono stati anni fantastici, ho conosciuto tante persone, che sono col passare del tempo diventate amiche, ma anche tanti "nemici" che mi hanno fatto crescere e maturare. Ciò che ha fatto mio padre resterà per sempre nella, storia del calcio senese, non per i risultati calcistici, bensì per il suo amore e per la sua passione infinita per quei colori bianconeri. In questi anni ne ho sentite tante, per non parlare di questi ultimi mesi, in cui c'è stato persino chi ha osato paragonare le varie proprietà che si sono susseguite a Siena. Ma, ahimè, i fatti hanno parlato e parlano tuttora da soli. Ma stasera – conclude l'ex dirigente del Siena – ciò che mi preme fare è complimentarmi con chi ha fatto di tutto per distruggere questa barca e poi l'ha lasciata prima che affondasse, complimenti soprattutto a chi ha distrutto il Sogno di tanti ragazzi che credevano nel progetto Siena. Ed infine complimenti a tutte le persone che hanno additato negli ultimi mesi staffe giocatori, chiamandoli "mercenari", solo perché hanno preferito ascoltare una sola campana; In realtà gli unici che ci hanno messo il cuore dal primo all'ultimo giorno, ingoiando tutti i bocconi amari, senza far trapelare mai nulla dagli spogliatoi, andando avanti tra mille difficoltà, sono proprio quei "mercenari" che hanno dimostrato a tutti che loro sì, che sono veri uomini! Il Sogno non è svanito, tarderà solo ad avverarsi..ma prima o poi arriverà chi avrà voglia di rivivere quella lucida follia. Ciao Siena! Grazie di tutto!".

Fonte: Corriere di Siena