La caduta di stile della Gazzetta dello Sport

In un momento di grande gioia come quello che stiamo vivendo in questi giorni non abbiamo voglia di polemizzare con nessuno, ma quando nella polemica ci tirano per i capelli, non possiamo fare a meno di rispondere.

La Gazzetta dello Sport, qualitativamente ben lontana da quella che ha accompagnato buona parte della nostra vita, ha dedicato una pagina al ritorno della Robur nella massima serie, solo che le parole che iniziano il pezzo di Guglielmo Longhi, sono un concentrato di ignoranza – nel senso di non conoscenza – e di poco rispetto alla tradizione e alla storia del Siena.

Scrive Longhi:

 

“Il tabellone segna le 16,47, finisce un fac simile di partita: il Siena è di nuovo in A, poco meno di di un anno dopo quel triste 1-2 con il Palermo. Non c’è il pienone, perché mancano i 2000 volati a Barcellona a piangere per il Basket, ma non manca la voglia di esultare. Con le fascistissime note dell’inno ufficiale (“i bianconeri sono così fieri”).

 

Partiamo dall’ignoranza e dalla mancanza di rispetto. L’inno del Siena, il secondo nella sua secolare storia, poco o niente ha a che fare con il fascismo essendo stato scritto e inciso su disco di bachelite dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale.

La voce originale era di Mario Ciani, tenore senese nonché padre del popolare Fabio Ciani.

Se Longhi avesse usato il termine “fastisceggiante” saremmo stati sicuramente d’accordo con lui, ma utilizzare il termine “fascistissimo” è una gratuita dimostrazione di poca attenzione e di grande ignoranza (sempre nel senso di non conoscenza) cosa che un giornalista della rosea non dovrebbe concedersi. A questo si aggiunge la mancanza di rispetto verso un simbolo ufficiale della società.

E veniamo ai presunti 2000 assenti perché recatisi a Barcellona.

Questa affermazione è un ulteriore dimostrazione di ignoranza (sempre nel senso di cui sopra); sarebbe stato sufficiente informarsi per capire che questa realtà esiste solo nell’immaginario del sig. Longhi che forse è rimasto ai tempi , o glieli hanno raccontati, in cui la Robur lottava per sopravvivere potendo contare solo sulle proprie forze, nell’indifferenza totale della città e delle sue istituzioni.

Oggi le cose sono cambiate e viviamo il nostro amore per la Robur con l’orgoglio e la consapevolezza di aver contribuito in modo sostanziale a cambiare quegli squilibri  che hanno penalizzato per tre decenni (30 anni!!!!!) la nostra storia.

Ottenute le giuste attenzioni, la Robur ha iniziato una nuova storia, sempre più esaltante e il vecchio Rastrello è ritornato a riempirsi come negli anni d’oro, quelli della prima serie B, della serie A mancata per un punto, dei tanti campionati disputati nella serie cadetta.

In questa stagione il Siena si al quarto posto nella speciale graduatoria delle presenza allo stadio, dopo Atalanta, Torino e Pescara, città di dimensioni molto maggiori di Siena.

La media delle presenza al Rastrello è di poco inferiore ai 10.000 spettatori, quelli che erano presenti nel match decisivo con il Torino.

Non ci interessano i numeri delle altre realtà sportive cittadine, anche perché è difficile venirne a conoscenza attraverso i tabellini delle partite, la cosa che ci riempie di gioia è che, nonostante una retrocessione dolorosa, il pubblico bianconero non ha tradito la sua , ormai, assodata fede, dimostrando di credere ancora in quel Sogno che cullavamo da bambini pur sapendo che mai si sarebbe realizzato, quello che, quando nessuno se l’aspettava, ci ha regalato un folletto napoletano facendo saltare gli schemi e gli equilibri esistenti da decenni.

Da qualche anno la città che conta è con la Robur, i tifosi sono sempre in crescita, il Siena è ritornato in serie A. Il nostro Sogno continua, speriamo che finiscano la parole senza senso. (Nicnat)

Fonte: Fedelissimo Online