L’OPINIONE di Orlando Pacchiani

L’OPINIONE di Orlando Pacchiani

Alle 15.06 il destino di Siena-Milan era già scritto. Poteva anche finire diversamente, d’accordo, ma le premesse per un successo dei rossoneri c’erano già tutte. Perché la partita preparata alla vigilia da Giampaolo non aveva più valore e andava capovolta, perché il Milan ha potuto giocare con assai meno ansia di quanto temesse, perché la Robur è andata in confusione almeno fino alla mezz’ora quando ha iniziato a fare l’unica cosa sensata: alzare il ritmo e pressare alto, contro una squadra con una potenza d’attacco formidabile però lenta e macchinosa nella costruzione del gioco. Ecco, le 15.06: senza girarci troppo intorno, la decisione di Ayroldi non è scandalosa, ma è il classico rigore che danno al Milan (o all’Inter, alla Juventus…) contro il Siena e non danno al Siena contro il Milan (o l’Inter, la Juventus...). Quasi da manuale della sudditanza psicologica, come dimostra la direzione arbitrale che ne è seguita: della serie, nel dubbio fischio sempre per la grande.

Magari il Siena avrebbe perso lo stesso e magari anche 6-0, però intanto iniziamo a stabilire le corrette coordinate della partita. L’errore, semmai, è stato accusare troppo il colpo e non riuscire a impostare una partita su ritmi più elevati. Anche se il Milan, già in vantaggio, non aveva più bisogno di impazzire per costruire gioco e poteva restarsene, come ha fatto, a controllare il Siena, confidando che prima o poi con quei fenomeni di attaccanti il gol sarebbe comunque arrivato.

Detto dell’episodio che ha condizionato indubbiamente tutta la gara, resta da sottolineare ciò che non è andato, partendo da un paio di misteri tecnico-tattici.

A centrocampo, squalificato Galloppa, è stato impiegato Barusso, che avrà anche garantito più fisicità, come ha sottolineato Giampaolo, ma ha messo in mostra evidenti limiti tecnici e di disciplina tattica, che spiegano abbastanza bene il suo accantonamento (anche se tra 8 minuti in 27 partite e la maglia da titolare col Milan, forse c’è una via di mezzo). Domanda: ma Coppola, una volta, non giocava anche mezzala?

In attacco: Calaiò, ai margini per gran parte del campionato, sembra diventato insostituibile. Archiviato il caso Amoruso, che in maniera sempre più evidente risulta un acquisto non concordato con il tecnico (curriculum a parte, richiama il caso Porta con Beretta), dimenticato Frick che pure in una parte della stagione è stato importante, la partita con il Milan sembrava fatta apposta per le doti di corridore di Ghezzal.

Scelte del tecnico, tanto discutibili quanto legittime, cui si sono accompagnati errori in serie della squadra, a partire dal gol del 2-0, inguardabile soprattutto per una delle migliori difese del campionato. Per finire con l’atteggiamento troppo rinunciatario della ripresa (a parte uno strepitoso Maccarone): non è bello perdere 5-1, poteva finire persino peggio e senza nemmeno un briciolo di cattiveria, come dimostrano gli zero ammoniti. A un certo punto, schiantati tecnicamente e magari anche fisicamente, si può anche far capire – con la necessaria grinta, non c’è bisogno di esagerare – che la partita finisce lì e che il Siena davanti ai suoi tifosi (uno spettacolo, il “Franchi”) non ama essere sbeffeggiato.

Fonte: Fedelissimo Online