L’OPINIONE di Orlando Pacchiani

Posto che: in estate l’organico è stato pesantemente ridimensionato, la squadra è oggettivamente più debole e inesperta rispetto all’anno scorso, la società fin qui è mancata clamorosamente nel rapporto con l’allenatore e l’ambiente. Posto anche che: se Calaiò sbaglia un colpo di testa da mezzo metro e Maccarone un rigore, e poi ancora se un fallo di mano pressoché identico viene giudicato volontario e da rigore a Napoli, mentre a Siena non viene nemmeno preso in considerazione (ci corrono tre punti, a valutazioni invertite), non è colpa di Stronati-Gerolin-Giampaolo.

Ecco, posto tutto questo, sarà anche il caso di smetterla di nascondersi dietro una sorta di fatalismo vittimista, di costringersi in una via senza sbocco giustificandosi con un alibi preventivo che è reale (la squadra indebolita e non condivisa dal tecnico) ma che non può tradursi in un paravento eretto in eterno a copertura delle difficoltà in campo. Perché delle due l’una: o Giampaolo ritiene e riteneva la squadra assolutamente non all’altezza della serie A, e allora poteva lasciare prima di iniziare (vedi Conte a Bari), oppure pensa che si possa restare in linea di galleggiamento fino a gennaio, per poi tentare di colmare le carenze esistenti, e allora ha il dovere di tentarle tutte per invertire la rotta.

Se questa opzione, com’è auspicabile e ipotizzabile, è quella ritenuta anche da lui più percorribile, occorre che si verifichino due passaggi ineludibili. Il primo, forse già domani: un chiarimento franco, vero, tra tecnico e società, per mettere in un angolo le divergenze dei mesi passati, annullare per quanto possibile i rancori reciproci e pianificare un nuovo corso. Non ci sarà amicizia, ma si può e si deve provare a lavorare insieme. Occorrono umiltà e serenità. Chi di dovere, faccia una sforzo in questa direzione.

Secondo passaggio: Giampaolo fa bene a sottolineare positivamente che, contro il Livorno, il Siena non ha perso la testa e ha provato sempre a giocare senza buttare palloni a casaccio in avanti. Bene, e però: quante occasioni da rete ne sono scaturite in 57 minuti di superiorità numerica? Dove si è vista la grande capacità di gestione della gara contro otto giocatori e mezzo (con Lucarelli piantato sul dischetto del centrocampo) che non facevano altro che difendere in stile anni ’70, portando peraltro a casa il risultato inseguito? Ecco, qui servivano più fantasia, la capacità di allargare prima il gioco con il 4-4-2 (e non quando Rosi, Del Grosso e Fini erano già stremati), scelte diverse in fase di sostituzioni. Perché sarà anche vero che se una volta esce Vergassola non crolla il mondo, però non crolla nemmeno se una volta esce Fini o se Jajalo gioca 90 minuti. E il mondo non crolla se una volta entra Paolucci e magari decide la partita, perché in quel caso non sarebbe il trionfo di Gerolin e la sconfitta di Giampaolo, ma solo la vittoria della Robur. Perché, guarda un po’, delle baruffe personali ai diecimila presenti ieri al ”Franchi” interessa davvero nulla. (Orlando Pacchiani)

Fonte: Fedelissimo Online