L’OPINIONE di Orlando Pacchiani

E’ un buon punto, quello ottenuto contro il Chievo. Perché le due sconfitte avevano lasciato il segno sulla squadra, perché c’era bisogno di recuperare fiducia e una sconfitta avrebbe avuto conseguenze assai pericolose, perché le salvezze si ottengono anche storcendo la bocca per qualche pareggio interno. E poi perché l’ambiente si sarebbe incendiato, viste le premesse. Intendiamoci, come sempre: chi paga il biglietto ha il diritto di mugugnare, criticare, fischiare, ecc… Declamata la legge generale, due osservazioni.

 

La prima: ieri più che in tribuna coperta sembrava di essere al Nou Camp, dove un pubblico abituato a Messi e Iniesta, a Champions, Liga e Coppa del Re, fin dal primo minuto a ogni sbavatura ha iniziato a insultare a turno più o meno tutti i giocatori bianconeri (tranne gli immensi Mac e Vergassola, ma forse qualcosa è toccato anche a loro) e va da sé che anche a Giampaolo ne sono state dette di tutti i colori. Così almeno si è comportata una buona parte della tribuna coperta (sul resto dello stadio è difficile giudicare dalla tribuna stampa, anche se dalla curva si sono sentiti 90 minuti di cori a favore della squadra). Domanda: serve a qualcuno questo atteggiamento a partita in corso, oltre a sfogare la propria rabbia? E’ produttivo ai fini della conquista di un risultato positivo?

 

Seconda osservazione: da quando esiste il calcio moderno, si dice con una formula fatta ma abbastanza vicina al vero che per raggiungere gli obiettivi prefissati tutte le componenti devono remare dalla stessa parte, dalla squadra ai tifosi, dai mezzi di comunicazione alla società. Va da sé che uno sforzo in tale direzione, forse andrebbe compiuto da tutti.

 

E qui veniamo alla consueta nota dolente, che forse non sarà più nemmeno il caso di sottolineare tanto è conclamata. Dov’era la società mentre Giampaolo difendeva il proprio lavoro e soprattutto quello della squadra? Dov’era quando, sempre il tecnico, dieci giorni fa difendeva il gruppo accusando di soprusi in campo la Roma e al tempo stesso difendeva la tifoseria da certe facili etichettature? Ci sono dei momenti, che non possono ricapitare 24 o 48 ore dopo (ammesso che poi sia così), in cui è assolutamente necessario stare vicino all’allenatore e non dare nemmeno per un secondo la sensazione che stia combattendo una battaglia in solitario. Come direbbe Altafini, è scritto a pagina 2 del manuale del calcio. Non c’è nemmeno bisogno di sforzarsi troppo. (Orlano Pacchiani)

Fonte: Fedelissimo Online