L’opinione di Orlando Pacchiani

C’è poco da commentare, quando una partita già vinta e archiviata viene gettata al vento per un’incredibile amnesia difensiva, con la colpa di Cribari che amplifica quella collettiva. Storia già vista, purtroppo. A San Siro otto giorni fa, per esempio, quando tutti i piani sono saltati (insieme alla possibilità di provare almeno a giocarsela, contro il Milan) dopo dieci minuti, per un altro errore della difesa. E via di questo passo, con una pervicacia davvero difficilmente comprensibile.

O meglio: una parte della spiegazione è nota, anche se la vecchia dirigenza non se l’è mai voluto sentire dire. Smantellare la difesa che lo scorso campionato era stato il punto di forza del Siena di Giampaolo – anche concettualmente – e in particolare regalarne il leader a una diretta concorrente per uno scambio alla pari, è stato un errore imperdonabile. Non rendersi conto di questo errore e ammetterlo, è un peccato quasi più grave di averlo commesso. Il problema non è se Portanova fosse o meno un fuoriclasse, cosa che con tutta evidenza non è. Ma Portanova è un giocatore solido, attento e soprattutto aveva cucita addosso la maglia bianconera, viveva in piena sintonia con questo ambiente. Sulla rottura estiva le colpe forse sono da distribuire tra più parti, ma quella principale è di chi non ha definito la sua conferma come imprescindibile. Come quelle di Maccarone o di Vergassola, per capirsi. Se proprio si voleva fare cassa, si doveva mantenere almeno l’ossatura storica su cui ricostruire un nuovo progetto, tanto più che dalla cessione di Portanova è arrivato solo un risparmio sul fronte stipendio. Un po’ poco, per stravolgere una squadra e compromettere un campionato.

Perché, e qui si arriva alla seconda parte della spiegazione, ci sarebbe per esempio da spiegare l’involuzione di Brandao, l’anno scorso determinante senza mai una sbavatura e adesso spesso incerto e artefice di errori banali. Questi sono gli effetti della perdita di sicurezza, di un giocatore giovane che nel campionato passato si sentiva protetto, quasi preso per mano ed è riuscito a giocare sempre in scioltezza. Ora invece, partita dopo partita (e con compagni di reparto sempre diversi), ha progressivamente perso serenità, capacità di attenzione. Non era un fenomeno prima, ma non può essere diventato un brocco adesso.

Correggere la rotta di un reparto in difficoltà (anche se nelle tante reti subite spesso la responsabilità va estesa al resto della squadra) è sempre più dura. Ma non c’è altra via, affinché la tenue fiammella della speranza resti ancora accesa. (Orlando Pacchiani)

Fonte: Fedelissimo Online