L’OPINIONE di Orlando Pacchiani

La vittoria con il Catania è, per colmo del paradosso, tanto più confortante quanto si sono evidenziati ancora una volta i limiti tecnici e di organico della Robur. Guai, cioè, a considerarla la risoluzione di ogni male o chissà quale rivoluzione: il Siena è ancora ultimo e la salvezza, se non ci saranno interventi sul mercato di gennaio (come richiesto anche da Malesani), rischia di restare un miraggio. Ma rispetto al passato c’è una novità, fondamentale. Ognuno usi la parola che vuole, il concetto è lo stesso: cuore, grinta, determinazione, palle. Il Siena ha messo in campo tutto questo, con una foga e una fame di risultato che non era dato vedere da tempo.

Certo, può aver influito il fatto che alle 15.45 la Robur era in pratica già retrocessa e quindi non aveva più nulla da perdere. Ma non basterebbe a spiegare la metamorfosi della squadra che nell’era Giampaolo non è quasi mai stata capace di recuperare una volta in svantaggio, della squadra impaurita del secondo tempo di Bari o spaesata e molle del primo tempo col Catania. Malesani, con tutta evidenza, ha saputo toccare le corde giuste (basta vedere la dedizione con cui Reginaldo ha interpretato il ruolo di terzino destro) a prescindere dalle alchimie tattiche. Che nel secondo tempo c’erano relativamente: un 4-3-3 del genere, con tre attaccanti puri, si sostiene solo in determinate occasioni e con una partecipazione corale al gioco anche da parte delle punte, con un loro sacrificio costante in fase di contenimento.

L’eccezionalità di una volta deve ora diventare il più possibile normalità. Perché l’attenzione in ogni istante della partita, la foga agonistica, la convinzione di potercela comunque fare anche se è difficilissima possono anche prescindere dal valore tecnico complessivo di una squadra (in attesa di gennaio). Lo specchio di questo ragionamento è la prestazione di Ekdal: lezioso, molle e superfluo nel primo tempo, implacabile, duro e incisivo nella ripresa. E’ sempre la stessa persona, ma certo non lo stesso giocatore.

Malesani ha portato conoscenza di calcio, grande esperienza, la mentalità di chi è stato abituato a vincere e molto, un’attitudine che non si dimentica. Se a tutto ciò si accompagnasse la svolta societaria che sembra potersi concretizzare a breve, la speranza potrebbe iniziare a essere un po’ meno rarefatta.

Fonte: Fedelissimo Online