L’OPINIONE di Orlando Pacchiani

Una disposizione tattica iniziale perfetta, che ha completamente mandato in bambola il Bari per 45 minuti e un pezzo di ripresa, qualche dubbio sulle gestione di uomini e cambi. E’ la sensazione che resta dopo l’ennesima sconfitta della Robur, perché è vero che prendere due reti negli ultimi 12 minuti – la seconda al terzo di recupero – implica anche una dose di malasorte, ma una ripresa così remissiva e quasi impotente di fronte alla reazione del Bari ha indubbiamente posto le premesse per un ribaltamento del risultato.

Partiamo dal primo aspetto. Malesani ha capito benissimo che una difesa così va protetta il più possibile. E allora bene la scelta del 4-1-4-1, cioè due linee a chiudere tutti gli spazi più una sorta di libero davanti alla difesa, pronto a raddoppiare a tutto campo. Alzando, contemporaneamente, di qualche metro la linea mediana, con un risultato tangibile al San Nicola: nel primo tempo e oltre, la chiave della partita è stata la pressione alta e continua di Jarolim e Vergassola sulle due menti biancorosse, Almiron e Donati. Risultato, inventiva barese prossima allo zero con pari (in)capacità di innescare gli esterni in velocità, di fatto annullandoli. Perché Alvarez, per esempio, è temibile se lanciato in profondità, ma con il pallone tra i piedi è un giocatore normale, tutt’altro che immarcabile. Da qui il controllo della partita, favorito dal vantaggio iniziale e semmai non coronato da una maggiore concretezza in contropiede. Ma l’intensità di gioco e l’attenzione di tutta la squadra sono stati encomiabili.

E però non è andata bene nemmeno stavolta, quindi non può bastare un bel primo tempo, con una classifica disastrosa sotto gli occhi. Genevier, intanto. In questo modulo, il suo ruolo è fondamentale: serve velocità negli spostamenti, capacità di far ripartire l’azione, intelligenza tattica. Sarà anche perché fin qui ha giocato poco, ma è sembrato troppo lento, soprattutto quando c’era da ribaltare l’azione in velocità. A parità di condizione, continuiamo a preferire Codrea, anche se il francese non merita di finire nel dimenticatoio come in avvio di stagione.

Ma i problemi veri sono nati nella ripresa, quando il ritmo e la pressione bianconere sono inevitabilmente calate. Ventura con tre sostituzioni ha cambiato la partita: Kamatà in cinque minuti ha fatto ammonire Rosi (a dire il vero lo ha anche costretto a uscire dopo un contrasto molto duro) e Ficagna, mentre Antonelli e Greco hanno confezionato la rete della vittoria. Malesani ha prima inserito Reginaldo per Fini, quando si era già in piena sofferenza: perché non Rossi a sinistra, con Ghezzal spostato a destra? Non era il caso di avere un giocatore più abituato a difendere? E poi è vero che Maccarone era stremato, forse però si poteva dare un cambio a centrocampo a uno tra Genevier o Jarolim, che avevano corso tantissimo, inserendo Codrea o Jajalo. Anche perché Calaiò, solo in avanti, è destinato a restare pressoché inutilizzato. Dettagli che a volte fanno le partite, anche se l’approccio è stato positivo. Basta che ora, in qualsiasi modo, arrivino i tre punti con il Catania, altrimenti possiamo anche salutare la compagnia con largo e insopportabile anticipo.

ps Ovviamente, inizia a essere inutile confidare in un’apparizione di Paolucci. Se anche il terzo allenatore continua a spedirlo in tribuna, è sempre più concreta la possibilità che sia lui a sbagliare il modo di porsi di fronte a gruppo e tecnico. Urge miracolo ad personam. (Orlando Pacchiani)

Fonte: Fedelissimo Online