L’OPINIONE di Orlando Pacchiani

Povera Robur, che continua a non azzeccarne una e a perdere punti contro avversari tutt’altro che irresistibili. Era successo sul campo del Genoa, è nuovamente accaduto con l’Atalanta: entrambe hanno concesso occasioni da rete in serie, un peccato mortale del Siena non riuscire a sfruttarle, con corollario di legni vari e calcio di rigore fallito.

Ma non è tutto qui, ovvio. Perché c’è la conferma di una difesa fuori registro, che continua a subire reti imbarazzanti. E c’è la difficoltà a cambiare fisionomia. Baroni ieri ci ha provato, lasciando però aperto un interrogativo grande così: perché per due partite ha ricalcato squadra e modulo di Giampaolo, per poi stravolgere tutto in una volta, modulo e sette titolari?

Perché prima niente e poi tutto (troppo) in un’unica partita?

Ecco, qui sta l’inesperienza (e soprattutto la colpa nell’averlo scelto, gettando via un mese prezioso) di chi si è trovato a gestire una situazione ai limiti dell’impossibile per un allenatore navigato, figuriamoci per un esordiente.

Ai limiti dell’impossibile perché la rosa è oggettivamente debole e difficilmente adattabile a qualsiasi soluzione tattica. Visti i risultati del 4-3-3 e del 4-3-1-2, Baroni aveva provato il 4-2-3-1 per un quarto d’ora con la Lazio e ieri ha lanciato il 4-4-2. Risultato? Appena appena confortante nel primo tempo sul piano della compattezza della squadra, con quella difesa da brividi finalmente più coperta.

Ma quanti limiti in fase di costruzione. La fascia destra molto male tra gli errori di Rosi e la staticità di Reginaldo, quella sinistra un po’ meglio grazie a Fini (meglio nella linea a quattro che nel centrocampo a tre), la mediana troppo leggera e con Genevier spaesato.

Manco a dirlo, Paolucci ancora fuori: non che abbia fatto bene, una volta entrato, ma sarà mai possibile non riuscire a vederlo in campo una volta dall’inizio?

Tutto ciò per dire che chiunque si troverà tra le mani questo Siena non avrà solo una voragine in classifica da colmare, ma dovrà anche fare i conti con un organico dai limiti enormi, nonostante i dirigenti bianconeri (vedi il ds Gerolin ancora ieri) continuino a difendere il proprio lavoro.

L’unico piccolo spiraglio, perché deve essercene ancora uno, è il livello non eccelso delle avversarie dirette già incontrate: dal Livorno all’Atalanta, dal Bologna al Chievo, alla Lazio.

Non sarebbe un campionato impossibile, se il Siena non facesse di tutto – da giugno in poi e giorno dopo giorno, con costanza degna di miglior causa – per farsi del male da sé. (Orlando Pacchiani)

Fonte: Fedelissimo Online