………L’ENNESIMA INTERVISTA DI CALAIO’

«Qui si gioca senza avere pressioni: Palio e basket contano più del calcio”
P
artiamo dall’inizio o dalla fine. Da quel suo accento ancora vagamente palermitano con svolazzi napoletani; occhi pieni di un ragazzo in fuga per un gol, il suo pane quoti­diano: Ema­nuele Calaiò e una pre­ghiera can­tata in silen­zio, « A Siena sto bene » , con la lucidi­tà di chi cercava i minuti per dar sfogo alle gambe intorpidite sulla panchina di Napoli. E con la consa­pevolezza che c’è un altro calcio che non è il boato del San Paolo, non è la pressio­ne dei tifosi, non è la ten­sione dei fischi per un er­rore. C’è un altro calcio ed è a Siena. « Sto bene a Siena – dice Emanuele – Anche la squadra sta andando bene e io do il mio contributo. Nonostante qualche episo­dio negativo, come quel ri­gore sbagliato. Ho bisogno di continuità. Ma sto bene a Siena anche se gioco e non gioco ».
Che succede Calaiò, tor­na il tormentato tema della continuità? Quella faccia ombrosa per il posto perso, mentre spopolavano nei conti di Reja i nomi e i nu­meri di Zalayeta e Sosa? « Ogni giocatore ha caratte­ristiche diverse. Io per co­me sono fatto ho bisogno di giocare con continuità. Se no ingrasso e tutto si com­plica ».
L’inizio della storia è Pa­lermo, solo un ricordo che riaffiora nella parlata. « L’accento e i miei genitori sono l’unica cosa che mi è rimasta di Palermo. Sono andato via troppo presto, a 11 anni a Torino. E’ dura, sapete? Andare via e pas­sare dal sole e dal mare al­la nebbia, non è facile. Ero da solo, senza i miei geni­tori, è stata dura. Però ave­vo un sogno» .
Calaiò, due gol col Siena, due gol con l’ultimo Napo­li, ma 14 l’anno prima per portare la squadra di De Laurentiis in serie A. Que­sto è il sogno coronato che vale il sacrificio di un bam­bino? « Sono qui, sono in se­rie A, dove volevo essere».
E dove vorrebbe essere? « Qui si vive bene – spiega –
è una realtà completamen­te diversa da Napoli. Lì i ti­fosi ti fanno sentire impor­tante. Ci so­no i pro e i contro. A Siena giochi tranquillo, senza pres­sione e sen­za fischi se sbagli. Però le motivazio­ni te le devi andare a cer­care, le devi trovare da so­lo. A Napoli vai al San Pao­lo e sono 40- 50 mila. Qui sono sempre gli stessi 7- 8 mila abbonati. Lo stadio è carino, piccolo ma caloro­so e noi in casa siamo im­battuti. Il fatto è che a Sie­na prima viene il Palio, poi il basket e il calcio » .
Il San Paolo è là Calaiò, la sta aspettando, ci ha pensato? « Sarà un’emozio­ne. Dopo tutto quello che abbiamo fatto. Perché vin­cere a Napoli ha un sapore completamente diverso. Secondo me i tifosi mi ap­plaudiranno. A Napoli ho passato gli anni più belli della mia vita calcistica. Se dovessi segnare… me lo chiedono tutti in questi giorni: no, non potrei esul­tare è una questione di ri­spetto. Ma giocare contro il Napoli è difficilissimo. Al San Paolo tutti soffrono, anche Milan e Inter. Lavez­zi e Hamsik fanno la diffe­renza. Noi ce la giochere­mo con tranquillità. Per me è una partita importante, ma non devo dimostrare niente».
Può dare dei suggeri­menti al suo allenatore? « Giampaolo è preparato, sa leggere le partite, avrà studiato l’avversario non ha bisogno dei miei consi­gli. Nei 19 punti che abbia­mo c’è la sua mano. Lui mangia calcio 24 ore su 24».
Nel sottofondo si sentono le voci dei suoi bambini, Jacopo ha 4 anni, Giulia poco più di uno. Come cal­ciatore si sente in crescita, sa che il sogno è realizzato ma l’obiettivo non è rag­giunto. E come padre, co­m’è? « Spero di essere un buon padre – dice – e per l’età che ho, penso di esser­lo. In casa mi do da fare. Quando torno dall’allena­mento non sono uno che si piazza davanti alla tv. La cosa più bella che mi sia capitata? I figli sono tutto. Jacopo è innamorato del pallone, ma io non so cosa farà e non condizionerò le sue scelte, però deve sape­re che il calcio è sacrificio. Anche se io rifarei tutto quello che ho fatto».
Il calcio è rinuncia a qualcosa, sempre, agli af­fetti, a una città. Quindi Ca­laiò si era partiti dalla fine, dal Siena che è l’oggi. Do­v’è il suo futuro? « Il presen­te è salvarmi con il Siena. Il futuro è tornare a Napoli con più esperienza per fare la mia parte. Il Napoli è una grande squadra. Tor­nare è il mio obiettivo, ho lasciato buoni rapporti. E poi sono ancora del Napo­li, il mio cartellino è per metà lì. Io dico che il mio Milan, la mia Inter sono il Napoli, è lì che ho tutto».

Fonte: Corriere dello Sport