L’Editoriale di Daniele Magrini

Ho aspettato 24 ore prima di scrivere questo ultimo editoriale di stagione per il sito dei Fedelissimi. Perché l’emozione della promozione, con tutto il suo retroterra di memorie e di sensazioni da innamorato perenne della Robur, non prendesse il sopravvento. Mi rendo conto, però, di essere ancora totalmente immerso nelle emozioni del ritorno in serie A, perché le vittorie dello sport in un microcosmo come quello senese, coinvolgono totalmente chi ha il cuore semplice, e finiscono per essere una tappa della vita, non un normale accadimento, seppur felice, da tifoso.

 

Per me, che ho vissuto da cronista, solo gli anni bui o quantomeno altalenanti della serie C, le sensazioni vissute ieri, da tifoso e da giornalista, rappresentano una specie di tsunami dal quale è impossibile sottrarsi. In queste 24 ore, ho comunque cercato di depurare il mio stato d’animo da ogni condizionamento memorialistico, pur presente: la promozione del 1990, iniziata a febbraio con l’immagine, incancellabile nella memoria, di Silvio Piola che balzò in piedi al Leonida Robbiano, per applaudire il secondo gol di Pisasale alla Pro Vercelli. E più indietro ancora, la prima promozione vissuta in modo consapevole, con quella formazione impressa nella mente: De Filippis, Notari, Tosolini, Giovanardi, Noccioli, Salvemini, Colombi, Simoni, Ferranti, Rambotti, Pazzaglia. E quel numero 8 che ti manca, con il suo sorriso sempre beffardo, che non ti spieghi come possa essere stato sconfitto dalla vita. Poi, il balzo in avanti fino al terzo millennio, e quel 7 maggio del Duemila, vissuto da ospite in tribuna, e il cuore in tumulto per i gol di Pagano e Ghizzani. Infine, la lucida follia di De Luca, vissuta da lontano per motivi professionali, con meraviglia e partecipazione distante.

 

La memoria, nel sedimento dell’amore per la Robur, è un valore aggiunto. Perchè oggi si può godere di più, avendo piena cognizione delle sofferenze e delle lontananze. Così, resteranno fissi nella mia memoria personale, alcune cose del meraviglioso 7 maggio del 2011. Le elenco, come in una sorta di agenda, del tutto personale, del mio cuore bianconero:

 

1) Il Torino non è stato per me avversario ordinario, a cui richiedere il passaporto per la A. C’era mio padre nel mezzo. Prima di partire per il suo troppo anticipato viaggio senza ritorno, ancora neppure adolescente, mi insegnò l’amore per il Siena e mi mise al corrente della sua concomitante passione antica per il Toro. Erano tempi in cui si tifava per il Siena in serie C o D, e si poteva dividere la passione per un’altra squadra di serie A. Fece, così in tempo, a raccontarmi di Superga. E per me il Toro è quello. MI sono dunque avvicinato a questa partita, con un Torino ben diverso da quello di Valentino Mazzola, con rispetto e un po’ di malcelata commozione.

 

2) Di quanto è successo nei 90 minuti di Siena-Torino, mi resteranno nella memoria, tre pezzi d’autore nel contesto di una partita da accantonare con bonaria simpatia e con la pragmatica consapevolezza di quanto fosse incombente la cosiddetta posta in palio. Le tre interpretazioni di classe, sono: la semirovesciata Calaiò, il suo stacco di testa per il raddoppio, la meravigliosa parata di Coppola sulla punizione di Bianchi.

 

3) Nella grande festa sul campo, civile, composta, all’altezza di Siena, resteranno indelebili: l’inchino di Massimo Mezzaroma alla curva, Conte con le figliolette avviluppate in lunghe magliette grigie, a saltellare sul campo; il "rap dei sassolini" a impazzare dagli altoparlanti. "Tutto dovuto, gufi a casa", parole e musica della società bianconera. Un leit motiv, modernista e irridente contro le frange dei soliti polemisti irriducibili, che è servito per quell’operazione di ripulitura dei sassolini dalla scarpa, abbondantemente annunciata da Antonio Conte.

 

4) Nella grande festa fuori dal Rastrello: il bellissimo corteo, senza motorini, senza auto sgassanti, che ha raccolto tutti i tifosi in modo sostenibile, senza traumi per la città.

 

5) Nella notte in Piazza del Campo: l’emozione di aver condotto per 4 ore una diretta su Siena Tv, immersa pienamente, come volevamo, nella festa genuina del popolo bianconero. Offrendo ribalta ai Mezzaroma, a Perinetti, a Conte, a Mussari, ma anche al Generale della Curva, a Lorenzo e Nicola, ai tifosi. Perchè quella di stanotte è stata una grande festa di popolo, partecipata, senza vippismi o protagonismii da star. Nessun buttafuori a proteggere la privacy della cena ufficiale in birreria. Perchè la società non voleva una festa riservata e da vip come si usa nelle stereotipate celebrazioni del grande calcio. No, la Robur ha scelto di farsi abbracciare da Siena. Capitan Vergassola, intorno alla mezzanotte, è stato letteralmente "rapito" da centinaia di tifosi che se lo sono portato sulle spalle come un trofeo. E non è arrivato alla nostra diretta.

 

E’ questo il primo messaggio che la Robur manda alla serie A. La provinciale che torna è tuttuno con la città, con i suoi tifosi. Niente puzza al naso, entusiasmo e programmazione come ingredienti, ma poi, in campo andrà tutta la città con la sua carica di partecipazione. E più entusiasti saremo, più ricorderemo le sensazioni della A ritrovata, più saremo tutti in grado di assorbire con il buon senso, i contraccolpi di una categoria ben diversa da questa serie B, in cui eravamo solo di passaggio.

 

Con il cuore bianconero in tumulto, ringrazio Nicola per avermi coinvolto in questi commenti settimanali sulla mia Robur. Che si fermano qui. Per ora. Non me la sento di commentare il Siena nelle prossime tre inutili partite. Già penso alla serie A, con il cuore semplice di un bambino, che attende di ricominciare a giocare con il pallone, di rimbalzo sul muro della Virtus. Come facevamo, tanti anni fa . (Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online