L’EDITORIALE di Daniele Magrini

Come ricevere uno schiaffo da un amico alla festa del tuo matrimonio. O un morso dal tuo cane. O aprire la finestra per il tuo primo giorno di vacanza al mare e scoprire che piove a più non posso. La sconfitta del Siena in casa con il Portogruaro è stata tutto questo, e anche di più. E fa iniziare male l’agognata tripletta di giorni dedicati al relax pasquale. Soprattutto senza una spiegazione logica o plausibile, se non attraverso il ricorso ai precedenti: era già successo con il Sassuolo, con il Piacenza, e si vede che non c’è due senza tre, è risuccesso ancora con i catenacciari del Portogruaro.

Il Siena vero dobbiamo andare a riprenderlo a Grosseto. Ma ora, tanto per guardare la realtà depurandola dell’inca….tura, proviamo a riposizionare il quadro d’assieme: il Siena a 5 giornate dalla fine, nonostante questa batosta inaspettata, resta in testa alla classifica con un punto di vantaggio sull’Atalanta e 12 sull’accoppiata Novara-Varese. Quindi, la sconfitta non ha avuto alcun effetto nella marcia verso la serie A.

Ma la mancata vittoria sì: perchè a cinque minuti dalla fine (quando la Reggina ha segnato contro il Novara), il Siena aveva 15 punti di vantaggio sull’accoppiata Novara-Varese e quattro sull’Atalanta. Peccato, ma è andata così. Importante è non stracciarsi troppo le vesti, non mugugnare a sproposito, insomma non farla lunga, perchè dopotutto tra qualche giorno si festeggerà comunque. Ragionare troppo sul Portogruaro, avendo già nelle testa Milan, Inter, Juventus, potrebbe provocare sdoppiamenti della personalità da evitare.

Certo è che il gioco duro e rognoso del Portogruaro (ma dopo tutto che potevano fare?) ha messo in difficoltà il Siena fin dall’inizio: Larrondo e Calaiò non erano certo in giornata positiva, ma l’innesto di Reginaldo e Caputo- splendido davvero il suo gol – aveva come è spesso capitato, cambiato ancora la partita. Che dopo tutto, non aveva mai visto il Portogruaro in avanti fino alla rete subita. E invece dopo il gol di Caputo, a soli sette striminziti minuti dalla fine, ecco due lampi di buio in difesa prima con Gerardi marcato da troppa distanza, poi con l’intera fascia regalata a Tarana (ma siamo sicuri che era in posizione regolare?) e al fatidico 93′ (lo stesso del pari del Novara), si fa la frittata. Così è andata. Chiamiamola euforia da gol segnato. Si mastica amaro anche per il gioco duro concesso dall’arbitro e per un fallaccio su Brienza alla fine del primo tempo, che per me era quantomeno stato commesso sulla linea dell’area, che significa rigore.

E ora a Novara, senza guardarsi indietro. O meglio, guardando a tutto quello che è successo nella meravigliosa primavera bianconera prima del Portogruaro. Che poi è un nome che si dimentica anche bene. Anzi, già dimenticato. Buona Pasqua!

Daniele Magrini