L’EDITORIALE di Daniele Magrini

Lezione di calcio. E’ quella che da dato il Siena al Grosseto, sovraeccitato dalla carica dei propri tifosi, che si è rivelata un vero boomerang. Quando i valori sono evidentemente molto diversi, non serve buttarla sull’assalto: il funerale bianconero, con tanto di bara, che è circolato nel centro di Grosseto, oggi non è che una ridicola espressione di una malconcepita rivalità, peraltro non certo ricambiata in quesi toni. E le accuse del presidente Camilli a fine partita? Mah… quando si perde, una delle cose più importanti è sempre la dignità, più ancora che quando si vince.

Così, il Siena destinato alla bara, ha strappato proprio a Grosseto il definitivo biglietto per la serie A. Manca solo la matematica, ma la quinta vittoria consecutiva significa vetta solitaria con due punti sull’Atalanta inciampata in casa con l’Empoli, e dodici punti sul Novara, bloccato sul pari dal Piacenza.

In campo non c’è stata storia: il modulo-Sforzini, messo in campo da mister Serena, come unica strategia per gli attacchi maremmani, ha sì evidenziato le doti di lottatore di Sforzini, ma Rossettini e compagni sono andati a nozze, aiutati da un centrocampo tonico e rude quando ce ne è stato bisogno, che ha visto in Marrone un ottimo sostituto di Bolzoni a fianco dell’inossidabile Vergassola.

Il secondo tempo è stato una sorta di sagra delle occasioni mancate: peccato per Calaiò, quei due palloni serviti al bacio da un ottimo Larrondo! Ma nonostante gli errori, che hanno giustamente fatto arrabbiare Antonio Conte, a Grosseto non si è mai avuta la percezione di una qualche possibilità di essere pericolosin da parte dei biancorossi.

Urlare "salutate la capolista" ai partecipanti al funerale bianconero è certo stata una bella soddisfazione, ma il Siena è di un’altra categoria: a Grosseto eravamo solo di passaggio. (Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online