L’EDITORIALE di Daniele Magrini

Con forza e onore il Siena strappa la vittoria sul campo del Frosinone. Soffrendo e costruendo comunque la propria trama di gioco, dimostrandosi ancora una volta squadra vera, compatta come ogni allenatore vorrebbe. Superiore, ma capace anche di rispondere a muso duro alle zampate dei ciociari. Come si deve fare in questa serie B di lotta e di sudore, dove contano gli uomini, a volte, più dei bravi calciatori. E non a caso è stata la sera di Vergassola, eroe per tutti i novanta minuti, non solo nell’attimo sublime di un gol prepotente che ricorda un’altra impresa del Capitano. A San Siro, quando aggredì e bruciò la difesa del Milan. Stavolta si era al Matusa, davanti al Frosinone, ma la grinta era la solita, identica la caparbia volontà di far breccia. Intatta la capacità di essere leader al momento giusto e nello stesso tempo portatore di borracce nella fatica dei duelli infiniti di centrocampo. "Al mio segnale scatenate l’inferno". Lo deve aver detto. Forse a denti stretti. O magari lo ha pensato e basta. Ma Simone Vergassola, il Grande Capitano, appena passati un po’ di minuti della ripresa, dopo essersele date di santa ragione in un primo tempo tutta grinta, deve aver innescato la carica ai suoi. Novello gladiatore, come Massimo Decimo Meridio, ha lanciato la Robur all’assalto. E il Frosinone è crollato, come una belva ferita. Prima da una grande inzuccata di Calaiò respinta solo d’istinto dal portiere; poi da una bella rasoiata post-slalom di Brienza. Infine, l’assalto finale del Gladiatore, ad esaltare l’impresa bianconera.

Crotone-Siena 1-2; Siena-Sassuolo 4-0; Frosinone-Siena 0-1. Eccola la tripletta decisiva. La serie dell’orgoglio e della determinazione che schianta ogni residua velleità del Novara, distanziato di 8 punti lunghezze ad 8 giornate dalla fine. Nove punti in 15 giorni, dal 19 marzo al 4 aprile. Questa è la catena della felicità che spalanca di nuovo la porta del sogno.

Che dire di più, di una partita in cui il Frosinone ha combattuto strenuamente con l’unica arma a sua disposizione, metterla in guerriglia? Trovando peraltro pane per i suoi denti. Bolzoni ha fatto vedere di che pasta siamo fatti. La fisicità sovraesposta dei laziali ha prodotto solo un gran tiro di Sansone, andato a morire sul palo. Per il resto, dopo le botte di santa ragione del primo tempo, quando il Siena ha deciso di fare calcio, lo ha fatto con l’autorevolezza di chi, ormai, non deve più chiedere certezze ai novanta minuti di una partita. Ci hanno provato, i laziali, anche con il raggio verde di un laser, ridicolo come il cretino che lo manovrava sugli spalti. Ma neppure travestendosi da Mazinga, i ciociari hanno impensierito un Siena che ha controllato le sfuriate degli avversari con classe e sicurezza. Su tutti, accanto a Vergassola, merita la lode Rossettini, vincitore incontrastato di battaglie aeree e duelli all’arma bianca.

Il Siena di questa primavera appena cominciata, ricorda certe imprese di scalatori antichi: Coppi sul Mortirolo, Bartali sul Colle dell’Izoard. Fughe dense di fatica ma inesorabili, irrefrenabili, impresse nella memoria, non a caso in bianco e nero. I colori della Robur, bellissima in questa serie di scatti decisivi che stroncano ogni velleità di resistenza e che fanno intravedere il traguardo non più così lontano, nè dagli occhi nè dal cuore. (Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online