L’EDITORIALE di Daniele Magrini

Una vittoria bella, festosa, serena. Una vittoria senza se e senza ma, quella con il Sassuolo. Senza… sì, però. Un successo che parla anche al di là del pur rotondo 4-0, e del pur cospicuo vantaggio di otto punti su un Novara letteralmente distrutto dall’Albinoleffe. Una partita che racconta di una squadra matura, completamente in mano al suo tecnico, che l’ha forgiata secondo il suo credo calcistico e oggi raccoglie i frutti. Perchè dai suoi uomini, Conte ottiene quello che ha chiesto. Una squadra che appare cementata da un collante comune, da una profonda identità condivisa, che mira al bene supremo della conquista della serie A, senza personalismi o riserve mentali di alcun tipo. Questa è la più bella sensazione che ci pervade stasera, e ci immaginiamo quale sia stata la gioia di Conte nel veder confermato, oggi come a Crotone, il segno genetico di un gruppo destinato a vincere.

Per tutto questo, quella che sta per finire, è una gran bella domenica. E il fatto che sia domenica, e non sabato, il giorno in cui la Robur sente nell’aria il profumo di serie A, è un segnale mica da poco.

Gol di grande fattura tecnica quelli di stasera: bellissimi i due di Calaiò e quello del ritrovato Mastronunzio. Ma è proprio nel grande e non ordinario abbraccio fra l’Arciere che usciva e la Vipera che subentrava, che va letto il valore aggiunto del Siena, in questo momento – quello decisivo – del campionato. C’era, in quello stringersi fra i due attaccanti, non solo il frettoloso e spesso superficiale incitamento di chi ha concluso la sua partita a chi la comincia. No, quello che è emerso in modo evidente, è che Calaiò voleva trasmettere al suo compagno, quanto fosse intensa e condivisa da lui e da tutta la squadra, la voglia di veder tornare al gol proprio Mastronunzio. E questo, non solo per le necessità dell’impegno agonistico, ma perchè ogni attaccante sa quanto soffra chi, nato per segnare, si trovi a dover contare giornate di astinenza. L’incitamento di Calaiò a Mastronunzio, era dunque da uomo a uomo. E quando in campo vanno le persone ed i loro valori positivi, prima ancora dei bravi calciatori, ogni squadra non può che guardare al futuro con l’entusiasmo e la certezza nelle proprie capacità, all’interno delle quali sono ormai evidenti spunti di vera e propria eccellenza.

Bolzoni, in primo luogo. Maturo, instancabile, preciso, determinato. Un centrocampista che ricorda, ormai, il Pirlo degli anni migliori, e che si fa forte, con perfetta interscambiabilità, del sostegno, carico di umiltà ed esperienza, che gli offre un meraviglioso Vergassola.

Se Bolzoni sarà – come già è, a mio parere – uno dei più grandi centrocampisti italiani, gran merito è e sarà, proprio di Vergassola.

Della difesa noto ormai da settimane la difficoltà a scrivere. Ed è il miglior segno di quanto il reparto arretrato sia diventato autorevole e determinante per i successi della Robur. Anche Portanova, in tribuna, avrà avuto motivi di forte apprezzamento.

C’è poi quel segnare prima che trascorrano sessanta secondi dall’inizio della partita, vizietto avviato a Crotone e proseguito anche oggi, a suscitare ammirazione e far constatare la determinazione di una squadra che oggi sa aggiungere alla voglia di segnare, l’urgenza di far gol per mettere subito il sigillo alla partita.

Ultima nota per i tifosi: vero motore di entusiasmo per tutta la partita. Con tre "perle" da incorniciare: i cori per Antonio Conte, quel "Rastrello non si tocca" sgorgato dal cuore, e quell’altro coro, venato di struggente riconoscenza, per Paolo De Luca, a sottolineare che proprio in questi giorni – era la fine di marzo del 2007 – si concluse la sua partita.

Tutto bello dunque? Tutto fatto? Via con le frasi di rito: mancano nove partite, calma con gli entusiasmi, non perdiamo la concentrazione, il campionato finisce al triplice fischio suol campo dell’Albinoleffe, già lunedì a Frosinone sarà battaglia. Si possono aggiungere anche scongiuri e toccamenti. Ed è tutto giusto, per carità. Ma a tutto questo saprà pensare Conte. Quella di stasera, per un giornalista-tifoso, che per giunta ha vissuto la prima promozione in serie A un po’ da lontano, è solo una dolcissima domenica. Il cielo sopra Siena, in queste ore, è bianconero, intriso di speranza per un sogno che pare così tanto vicino. (Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online