L’EDITORIALE di Daniele Magrini

Il miracolo a Torino lo fa l’eretico Brienza. Eretico perché giocatore atipico rispetto al modulo di Conte, quel 4-2-4, che non prevede il trequartista offensivo a danzare sulla terra di mezzo fra la linea difensiva e il centrocampo degli avversari. Eppure Brienza, che dimostra anche di saper fare la seconda punta, è l’unico che merita la sufficienza piena a Torino. Per il resto, il Siena si riprende qualcosa di fronte alla beffa finale con il Novara. Paradossalmente dimostra di meritare il pareggio solo dall’invenzione di Brienza all’86’ in poi. Visto che Kamata, al fatidico 93’, con un po’ più di determinazione avrebbe addirittura potuto centrare il gol di un 1-2 che sarebbe stato incredibile.

 

Perché il Torino ha dominato il Siena per tutto il primo tempo e per larghi tratti nella ripresa. Solo Brienza, a parte un’acrobatica rovesciata di Calaio, ha saputo tirare nello specchio della porta, al 41’e poco prima della meravigliosa punizione, conquistata con caparbietà con un un’iniziativa personale che ha portato anche all’espulsione di Pratali. Ristabilendo così la parità, dopo la clamorosa sciocchezza di Larrondo, che trasforma una probabile ammonizione in un cartellino rosso diretto, perché mette la mano sulla mano dell’arbitro che sta estraendo il cartellino giallo. E così lo trasforma in rosso.

 

All’Olimpico si è manifestata, ancora una volta, la dipendenza del Siena dal gioco sulle ali. Se funzionano Reginaldo e Troianiello, le cose vanno bene. Altrimenti no. E il Toro ha saputo annullare il gioco sulle fasce della Robur – come è successo in altre partite – con una difesa alta, il raddoppio costante, e tre giocatori, De Vezze in primis, De Feudis e Berlinghieri, che hanno tenuto alta la squadra e in costante soggezione il centrocampo bianconero.

 

Nessuna palla realmente giocabile è arrivata agli attaccanti, né da Vergassola né da Bolzoni, letteralmente asfissiati dalla pressione avversaria. E non dipende certo dai due, ma dalla disposizione tattica del Siena, che – come detto tante altre volte – se non sfonda sulle fasce, diventa preda degli avversari, apparsi anche ieri più veloci – ma parecchio! – più determinati e più incisivi dei nostri.

 

Lazarevich sulla fascia ha tenuto sempre in soggezione Del Grosso ed è sempre stato pronto nei rientri per il raddoppio. E alla fine i granata, in campo, parevano di più. Perché l’apporto di sostanza nelle fasi di non possesso, che possono dare gli esterni, anche ieri non è stato concreto. Né c’è stata velocità nel riproporsi in avanti dopo il recupero palla.

 

Se l’eretico Brienza ha regalato un punto comunque straordinariamente prezioso, che consente di andare mercoledì a Vicenza con fondate speranze di risultato, abbozziamo anche noi l’eresia tattica. Abbiamo l’impressione che questo modulo non consentirà al Siena di centrare in sicurezza l’obiettivo del secondo posto. Nonostante una rosa qualitativamente e quantitativamente di gran lunga superiore a tutte le altre. Cambiati gli uomini, con l’innesto prima di Larrondo per Calaiò e poi di Kamata e Sestu per Troianiello e Reginaldo, i conti non stavano comunque tornando, senza il miracolo di Brienza. E allora, è possibile che mister Conte, possa predisporre qualche alternativa tattica? Perché in alcune partite un 4-3-3 o 4-3-1-2, che dir si voglia, con un uomo in più a centrocampo, facitore di gioco (Codrea o Carobbio) e Brienza dietro le punte, potrebbe rappresentare un’alternativa importante. Perché i miracoli, per giunta degli eretici, non possono capitare tutte le volte che ce n’è bisogno.(Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online