L’EDITORIALE di Daniele Magrini

Ci sono cose nella vita che accadono in un attimo e che ti cambiano la vita quando meno te l’aspetti. E il calcio quasi sempre è la metafora più calzante della vita. Così, ora, dopo una notte di poco riposo, di agitazione, rivedendo i fantasmi di Gonzalez e di Gigliotti, la frase che rimbalzerà ritmicamente nella testa di Conte e dei bianconeri, è: “non è giusto”. In primo luogo per il fallo subito da Terzi che ha innescato l’azione del pareggio, e poi perché il secondo tempo del Siena contro la corazzata Novara è stato prima arrembante, volitivo, tenace, e poi, dopo l’inserimento di Larrondo, addirittura travolgente.

 

Se alla fine è uscito il pareggio, però, la tematica dell’ingiustizia, in parte arbitrale e in parte del destino cinico e baro, dovrebbe a mio parere subito essere accantonata. Perché in realtà il pareggio appare giusto, per le cose mostrate in campo dalle due squadre, in una partita bellissima. E il messaggio che il Siena lancia al campionato, dopo la partita con il Novara, è chiaro: se loro sono i fenomeni, noi lo siamo un pizzico di più. Per alcuni motivi che provo a elencare, mettendo subito in chiaro che in serie A senza le lungaggini dei play off, di squadre ce ne vanno due. E qui si può arrivare anche secondi.

 

La corsa non è obbligo farla sul Novara, merita più tener d’occhio le altre sette squadre che ci stanno subito dietro: Reggina e Atalanta, e poi quelle che rincorrono più per la zona play off che per i due posti d’oro, a cominciare dal Torino, dal Livorno, l’Empoli, il Padova e il Varese.

 

Ma torniamo alla partita con il Novara. La squadra di Tesser è apparsa quella gioiosa macchina da calcio che si sapeva. Compatta, organizzatissima, in grado di muoversi in modo uniforme con rapidità, e quindi con poca distanza tra i reparti. Con la linea difensiva sempre piuttosto alta e i terzini sempre confortati dal raddoppio sugli esterni: in questo, per esempio, è stato perfetto Marianini nel primo tempo, aiutando Morganella contro Reginaldo.

 

Squadra che poi, in avanti, anche ieri è riuscita a concludere molto e bene, nonostante l’assenza di Bertani. Nonostante la rabbia del gol subito al 93’ e viziato dal fallo su Terzi, non si possono non ricordare le parate di Coppola: due veri e propri miracoli, al 27’ su Gonzalez e al 68’ su Scavone. Intervento, quest’ultimo, che è un capolavoro di coraggio, fisicità e capacità tecnica. Ma poi c’è stata anche un’altra bella parata su Scavone al 16’ e infine, all’84’, la smanacciata che ha rimediato ad un liscio di Terzi.

 

Fra tutti, ha colpito l’agilità di Gonzalez, determinante nel gol di Gigliotti, ma complessivamente è stata la costante determinazione al gioco offensivo, a caratterizzare la prova degli avversari. E tutto questo va a merito del Novara, ma anche del Siena, che non solo ha retto il confronto, ma nella ripresa ha innescato una marcia in più, tale da rinchiudere nella loro area, avversari di questa robustezza.

 

E allora, facciamolo il conto delle occasioni nitide anche per il Siena: il palo di Calaiò al 38’, ma prima, al 15’, la palla d’oro offerta da Troianiello a Mastronunzio che perde il passo prima di concludere. Poi, nella ripresa, tre conclusioni in quattro minuti di Reginaldo, con quella al 21’ che viene sventata solo da un intervento disperato di Marianini in angolo, quindi al 32’ la grande botta di Bolzoni deviata sopra la traversa da Ujkani, anticamera del gol di Larrondo. E al 93’ la traversa di Troianiello. Tutto questo ha un valore e lo ha soprattutto essere riusciti a cambiare passo e velocità nella ripresa, contro un Novara che ha tremato soprattutto quando Reginaldo ha ritrovato i guizzi delle ultime giornate.

 

Qualche riflessione in negativo: Mastronunzio e Calaiò sono la coppia offensiva tecnicamente e qualititativamente più forte del campionato. Bisogna che se ne rendano conto soprattutto nelle partite clou come quella di ieri. E invece contro il Novara, in particolare nel primo tempo, sono stati troppo fermi in balia dell’organizzatissima retroguardia piemontese, quasi mai propositivi anche negli scambi a due o con gli esterni. La partita è cambiata con l’inserimento di Larrondo e Brienza. Quest’ultimo ha dato ampiezza alla manovra, consentendo più incisività anche agli esterni. Larrondo ci ha messo la potenza atletica, la grinta, la determinazione e  anche la precisione in alcuni appoggi illuminanti, che hanno messo in imbarazzo la tetragona organizzazione difensiva dei piemontesi. E poi, è sempre freddo quando bisogna colpire, sempre lucido ed efficace nelle conclusioni che gli capitano in poche manciate di minuti. Davvero, un grande!

 

Insomma, ancora una volta, la panchina lunga del Siena è stata determinante, anche se purtroppo non decisiva. Uscire a testa alta dalla sfida con il Novara, fra l’altro mentre giunge a maturazione la crisi dell’Atalanta dominata dal Livorno, con Colantuono contestato, deve però rappresentare un’acquisizione di forza ulteriore per il Siena. Sono alle porte due trasferte al Nord in tre giorni, in campi che saranno pesantissimi. Prima il Torino e poi il Vicenza. E ci sarà da battere anche il Generale Inverno. Ci vorrà tanta grinta e tanto cuore, oltre ad una condizione fisica tale da reggere 180 minuti così intensi racchiusi in mezza settimana. Con la consapevolezza che Conte può disporre un turn over all’altezza. Le avversarie no. (Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online