L’EDITORIALE di Daniele Magrini

 

Un Siena finalmente piacevole da vedere. E non solo per il gol subito in apertura, che pure qualche fremito, visto che si giocava a Firenze, ce lo ha dato. E’ stato un Siena a testa alta per tutta la partita, che solo un grande Frey ha frenato in una partita in cui se c’è stata una squadra meritevole dei tre punti, non era certo quella in viola.
Larrondo ha avuto la palla più facile da mandar dentro, che da sbagliare. Ma è riuscito a pasticciare e a consentire così alla Fiorentina di salutare i propri tifosi piuttosto arrabbiati, senza l’onta della sconfitta. Robur dunque, orgogliosa quando ormai purtroppo non conta. Ma siccome bisogna guardare al futuro, allora mettiamola così: la prima partita della stagione targata B è da archiviare con il segno positivo. E con qualche buona indicazione, oltre ai soliti: Jajalo, per esempio. Da quando è entrato, ha seminato scompiglio e dimostrato personalità. Perinetti avrà preso buona nota.
Certo è che la settimana, oltre che per la buona prestazione a Firenze, è da ricordare soprattutto per il primo colpo della ricostruzione. Il ritorno di Perinetti non va tralasciato come cosa scontata. Il primo “detto e fatto” di Mezzaroma è un colpo importante, che consente alla Robur di ripartire con un timoniere esperto e navigato. Un direttore sportivo che è un lusso per la serie B e che consente di guardare sia alle conferme, sia alle consistenti partenze, sia agli arrivi, con la certezza di avere un punto di riferimento di piena affidabilità. Poi verrà l’allenatore, con Conte in pole position, ma intanto in società, nella stanza dei bottoni va l’uomo giusto e al momento giusto. Avevamo sottolineato più volte la necessità della tempistica opportuna rispetto al gran lavoro da fare. Bene. Mezzaroma ha agito nei tempi dovuti, centrando l’obiettivo.
Ora c’è da chiuderlo il campionato, dribblando una settimana di chiacchiere maligne che si annuncia intensa, visto che l’Inter lo scudetto viene ad appiccicarselo sulla maglia proprio a Siena. E Mourinho è maestro nel creare caos mediatico. Lo si è già visto nei giorni scorsi, quando pure a casa Robur qualcuno ha prestato il fianco. Al number one, augurandogli di vincere la Champions, consiglieremo sommessamente di studiarsi alcuni finali di campionato. Nessuno, certamente, gli avrà ricordato, per esempio, un 5-3 subito a Verona dal Milan nel 1973. I rossoneri arrivarono a Verona, squadra già salva, con 44 punti, seguiti dalla Lazio a 43 e dalla Juventus a 42. Il campionato lo vinse la Juve, corsara a Roma, mentre la Lazio perse a Napoli. E il Milan, appunto, ne prese 5 dal Verona.
Forse, qualcuno alla Pinetina, avrà pure raccontato al ciarliero Mou, cosa accadde il 5 maggio 2002. L’Inter era in testa con 69 punti, con la Juve a 68 e la Roma 67. I nerazzurri persero 4-2 a casa di una Lazio ben più impegnata rispetto alla farsa della scorsa domenica, anche se pure in quel caso c’era la possibilità teorica della vittoria dello scudetto da parte dei capitolini. Vinsero sia la Roma che la Juventus, che grazie al 2-0 a Udine superò i nerazzurri sul filo di lana. Cose che capitano, nel calcio. E che potrebbero capitare anche a Siena, magari per vendicare più che la sconfitta immeritata dell’andata, quella corsa antisportiva del solito Mou, ad abbracciare Maicon, il 20 dicembre del 2008, per il gol rifilato alla Robur in posizione di clamoroso fuorigioco. Quella corsa – a me personalmente – è rimasta sullo stomaco. Spero che la stessa sensazione ce l’abbiano i giocatori bianconeri domenica prossima.

Perché quella spiritata sceneggiata di Mourinho non aveva nulla di sportivo, in presenza di un’evidente ingiustizia sportiva. Giocarsela fino alla fine con l’Inter, invece, per il Siena, è la quintessenza dello sport, quello pulito, che consente perfino ad una squadra retrocessa, di giocare sul campo la partita con la squadra più forte del mondo, senza remore. Il pressing mediatico di Mourinho, che presumibilmente ci dovremo sorbire per tutta la settimana, in fondo sarà comunque sterile. Parlerà il calcio, alla fine. E meno male.

Daniele Magrini

Fonte; Fedelissimo Online