L’EDITORIALE di Daniele Magrini

 

E ora è finita davvero. Nel modo più indegno, senza orgoglio, senza attaccamento alla maglia. Si può ancora continuare a dire che la responsabilità della serie B è di Stronati. E’ vero, stravero e l’ho scritto personalmente tante volte. Così come ho formulato tante altre considerazioni che circolano in questo sito, anche sull’aria che si è respirata in città intorno all’involuzione drammatica del Siena. Ma io nella mia città non lavoro più da quasi 18 anni. Scrivo del Siena per amore della Robur, per amicizia con chi mi chiede qualche pezzo, come Lorenzo o Nicola. Chi esercita il mestiere di giornalista a Siena, e quindi può far ricorso quotidianamente al diritto di critica, avrà senz’altro fatto analisi più approfondite delle mie. Non lo so, non ho sottomano i giornali senesi tutti i giorni.

 

Io personalmente l’alibi di Stronati, a questa squadra, a questi giocatori, e anche a Mezzaroma, non volevo concederlo, finchè non restava un minimo spiraglio matematico (è vero che c’è lo scontro diretto col Bologna in vantaggio, ma oggi, seriamente, il Siena esce dalla serie A). Nessun alibi, perché perfino io che ho giocato a calci a livelli infimi – ma mi sono divertito… – so che poi in campo vanno i giocatori. E questi giocatori, anche a Udine, non hanno dimostrato niente di quel che ci voleva per provare a salvarsi. Dovevano fare cose straordinarie da gennaio in poi. Sono rimasti invece, troppo spesso, con qualche rara eccezione, abbondantemente sotto il livello della mediocrità. E dal punto di vista caratteriale questa squadra è quanto di più illogico per una società di provincia che prima di tutto nel carattere, nella cattiveria agonistica, deve riporre le proprie speranze di sopravvivenza.

 

Chi vuole, faccia pure le tabelle per constatare quanto sia andato meglio il Siena con Malesani. E’ vero, senz’altro. E una stretta di mano, Malesani se la merita. Ma squadra e allenatore hanno clamorosamente sbagliato tutte le partite decisive, quelle in cui un risultato anziché un altro, avrebbe potuto fare la differenza. Ogni tifoso le ricorda bene, come un incubo: pur ribadendo ancora che è stato il disastro pre-Malesani, il periodo decisivo per la retrocessione, dopo, quando si doveva provare a svoltare, la squadra non ce l’ha fatta. Le cosidedette finali di Champions sono state un disastro. Con la Lazio a Roma, l’Atalanta a Bergamo, e oggi l’Udinese. Altre ne potremmo mettere nel mazzo. Ma a me bastano queste partite per sperare ardentemente in un salutare tutti a casa.

 

Tecnico compreso – a mio parere, pur rispettando ogni altra convinzione – a casa anche Malesani, oltre alla caterva di 56 giocatori lasciati dal colpevolissimo Stronati, tra cui si contano sulle dita di una mano, o poco più, quelli che meritano ancora di vestire la maglia del Siena. Per me: Curci, Vergassola, Rosi, Larrondo, Maccarone (ma resterà in serie B?), Tziolis.

 

Proprio in virtù di questa clamorosa operazione di svendita che attende la società, Mezzaroma farebbe bene a sciogliere in fretta il nodo del direttore sportivo. Attendere significa mettere a repentaglio la futura stagione. Si può scegliere il tecnico futuro a fine maggio? Si possono iniziare le grandi manovre di rifondazione della Robur, tra un mese? A mio parere no. E allora basta anche con la corte spasmodica a Perinetti. Se viene, bene. Anzi, benissimo, perché sarebbe l’uomo giusto. Ma che decida nei tempi necessari alla Robur, non rispetto alle sue pur legittime necessità. Come quelle, per esempio, di attendere squadre ben più blasonate del Siena.

La serie B ha bisogno di decisioni concrete, rapide ed efficaci. Di un piglio ben diverso rispetto a quello usato dalla nuova società nel mercato di riparazione di gennaio. Perché la B non è un campionato in cui il Siena, per editto divino, possa pensare di dominare. Chi l’ha detto? L’esempio della situazione in cui si trova il Torino, è lì a dimostrarlo.

 

Allora, prima ancora della fine di questo orribile campionato, a mio parere, Mezzaroma deve sciogliere i primi due nodi decisivi: il direttore sportivo e l’allenatore. E dopo, rispetto ai giocatori, avanti con la ramazza.(Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online