L’EDITORIALE di Daniele Magrini

 

Un punto inutile. Un pareggio perfino fastidioso, quello di Catani. A me non entusiasmano più i venti minuti di fuoco che arrivano sempre e soltanto nella ripresa. Dopo le solite due c… zate della difesa, dopo il solito miracolo di un grande Curci che stavolta para addirittura un rigore a Maxi Lopez. A me non piace per niente un Siena che nonostante l’acqua alla gola, entra in campo – come sempre, ma basta!!!…  – dopo 45 minuti. Non mi consola la solita ripresa più che dignitosa, anzi, a tratti addirittura grintosa. Stiamo retrocedendo, punto e basta. A Catania è la solita minestra, riscaldata dopo il teino negli spogliatoi all’intervallo. E’ il solito Siena che non basterà neppure in serie B. Perché nessuna squadra può regalare un tempo intero ad alcun avversario.

Il resto, le solite affermazioni retoriche, tipo ci crediamo fino in fondo, non servono a nulla. Servono ancora meno se pronunciate da giocatori che, dopo una dozzina di minuti si fanno bucare come una squadra dell’oratorio, dopo il solito errore difensivo, stavolta di Cribari. Il palo di Vergassola è solo un fulmine in un cielo rossoblu per tutti i primi 45 minuti.

Poi, ecco il risveglio: il bel gol di testa di Maccarone su cross di Ghezzal, subito vanificato, 45 secondi dopo, da una colossale palla persa della difesa. Biagianti si avventa su quel pallone come avrebbero dovuto fare i bianconeri, e il tocco di Maxi Lopez, libera il capitano degli etnei, che affonda colme il burro. Ha il tempo perfino di prendere la mira in un’area della Robur che pareva il mare aperto. Ma si può?

Il gol di Maccarone avrebbe dovuto mettere la benzina nello stomaco dei bianconeri. Perché in quel momento, l’Udinese perdeva in casa, l’Atalanta non aveva ancora raddoppiato. Insomma, il miracolo avrebbe potuto essere possibile. E invece della rimonta, arriva la solita frittata. Ecco, se qualcuno avesse ancora in animo un po’ di speranza, il 4’ del secondo tempo a Catania, con quel gol preso da polli, è una sorta di rintocco della condanna.

Il resto fa parte del copione che il Siena targato Malesani ci ha regalato troppe volte: arrembaggio alla disperata, un paio di occasioni non sfruttate anche per sfortuna, prima Reginaldo e poi Cribari fuori di un soffio. E poi l’ennesima disattenzione in difesa, con Ghezzal che non è un difensore, costretto a fare il terzino sul veloce e furbo Morimoto. Fallo fuori area? Forse per un centimetri. Ma il rigore non è di quelli scandalosi.
Curci fa il Curci della situazione, veste cioè ancora una volta i panni di un portiere che non merita la serie B. Ma l’aver evitato il 3-1 e poi, anzi, aver trovato il 2-2 con la bella conclusione di Vergassola, non cambia mica poi tanto la situazione. Si riducono le giornate e restano 6 i punti dalla salvezza, con l’Atalanta che continua a vincere e che, lei sì, può puntare ad agguantare il Bologna, visto che l’attende in casa.
Insomma, a Catania, il punticino non riscalda per niente, non è utile, non serve a creare i presupposti del miracolo. Il Siena va avanti con il passo di chi alla fine si guarderà nello specchio e dirà a denti stretti: ma se quel pareggio fosse stata una vittoria, se quello 0-0 in casa, se quella sconfitta immeritata… La solita solfa, stonata, anzi, con un facile gioco di parole, “stronata”. Chiunque sa che nel calcio quelle due lettere – “se” – rappresentano solo l’anticamera del naufragio, di una squadra, di una società, di una città. Spero che nessuno aggiunga l’altra parola, tanto in voga, nel calcio moderno dei ds impomatati e con i gessati alla moda: “progetto”. Perché i progetti si fanno per costruire. Non per distruggere qualcosa di bello, come era il Siena in serie A.
(Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online