L’EDITORIALE di Daniele Magrini

Il Siena doveva battere un colpo a Bergamo. Ne ha presi due, al volto, terribili, inesorabili, di quelli che fanno stramazzare a terra. Senza più possibilità di rialzarsi. E ora è l’Atalanta la squadra che può sperare nell’aggancio al quartultimo posto. Il Siena no. Sconfitta netta a Roma con la Lazio, sconfitta netta davanti agli uomini di Mutti. Nell’uovo di Pasqua non c’è alcuna sorpresa. Semmai la conferma che la Robur non ha né l’energia, né la forza, per risalire. Lombardi Stronati, con i suoi azzimati signori di contorno, ha spedito il Siena in serie B. E questa squadra non ce la fa a cambiare passo. Punto e basta. Continuare a lambiccarsi con numeri e tabelle non serve più. Si può considerare, realmente, il fatto che la quota salvezza si stia abbassando? Si può legittimamente sperare ancora? No, a mio parere, tristemente ma inesorabilmente, no. Ammiro e invidio, però, chi saprà farlo ancora.

L’Atalanta è apparsa più squadra, in grado di far male nel primo tempo, grazie soprattutto al movimento di Valdes. Il gol è il frutto non solo della sua abilità balistica, ma anche della preparazione di Tiribocchi. Il Siena ha giocato solo una ventina di minuti nella ripresa, quando avrebbe meritato il pareggio. Ma sul colpo di testa di Larrondo – l’unico, stavolta, incisivo, nel deserto dell’attacco bianconero annichilito da Manfredini e c. – la smanacciata di Consigli in tuffo è stato un vero e proprio schiaffo definitivo alle residue possibilità di salvezza della Robur.

 

Non serve la solita infornata di attaccanti operata da Malesani a bocce ormai ferme. Non serve, neppure dall’inizio, la disposizione scelta da Malesani, che finisce per regalare spazio e superiorità numerica a centrocampo all’Atalanta, dove Padoin e Guarente, sono apparsi rocciosi e grintosi, come avrebbero dovuto essere i bianconeri. Stavolta mai apparsi in grado di cambiare ritmo, di aggredire per davvero il pallone e gli avversari.

Il Siena sembra avviato a retrocedere in punta di piedi, con fair play fuori luogo, senza neppure graffiare. Non alza mai la voce, non urla la propria disperata voglia di salvezza, la squadra bianconera, che appare clamorosamente deficitaria proprio sul piano del temperamento.

 

Solo l’amore cieco può far ancora considerare il fatto che con sei punti tra Bari e Udinese, qualcosa potrebbe ancora accadere. Il fatto è che perso anche l’ennesimo scontro diretto, a Bergamo il Siena ha passato il testimone della speranza all’Atalanta, dalla quale adesso, dividono cinque punti, che sono un abisso insormontabile.

 

Da contratto, Malesani afferma che si deve andare avanti alla giornata, cercando di far più punti possibile. Il problema è che il Siena in queste ultime partite decisive non ha corroborato di sostanza il sogno dei tifosi. Questa è la verità. Il resto, davvero, da qui in avanti è solo illusione.

C’è tempo soltanto per masticare amaro, per rimestare nel torbido di una gestione societaria precedente, sciagurata. Ma serve a poco. Che le responsabilità della retrocessione incombente stiano tutte in capo a Giovanni Lombardi Stronati è fin troppo chiaro, ma in campo la squadra, nei momenti decisivi, nelle giornate in cui alle dichiarazioni di fiducia doveva far seguito la concretezza dei punti, ha fallito. Il pari con la Juventus, la vittoria con il Bologna, sono stati segnali di fumo. Ora resta solo la desolazione di un sogno bruciato e lo scoramento, che non lascia alcuno spiraglio, per scrivere cose diverse da queste.

 

La passione, il tifo, possono prescindere dalla razionalità. Anzi, devono abbeverarsi a ogni spiraglio di speranza residuale. E’ giusto che sia così. Ma è quello che accade sul campo di calcio, alla fine, a imporre la legge inesorabile dei risultati. E a Bergamo la sentenza è stata senza appello. (Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo online