L’EDITORIALE di Daniele Magrini

 

L’amaro in bocca arriva fino in fondo, alla bocca dello stomaco. Per poi risalire, e invadere i pensieri, cupi, che ruotano tutto intorno a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Per un soffio, per un niente, per tre conclusioni sciagurate di Ghezzal, che annullano i tre miracoli di Curci. Il pari con il Genoa lascia aperto il solito spiraglio, sempre più angusto. Perché Atalanta e Udinese fanno il loro “dovere”, e perdono. In quel pertugio, però, bisogna tuffarsi, a occhi chiusi. Ancora sbattendo la porta in faccia alla razionalità e alle regole del calcio per come le abbiamo conosciute e che direbbero, ora, che il Siena non può farcela. Troppo triste questa frase, che verrebbe voglia di cancellarla, così come andrebbero cancellati i primi 40 minuti della sfida, solo dopo a viso aperto, con il Genoa. Perché per quaranta, lunghi, interminabili minuti, il Siena era ancora all’Olimpico. Annichilito nelle energie dal ricordo vivo della batosta con la Lazio.

Poi, è proprio un guizzo di Ghezzal, il suo colpo di testa che si stampa sulla traversa, a dare la sferzata alla Robur. Che si scrolla di dosso la paura e si lancia all’assalto dei rossoblu. E’ prima dei cambi di Gasperini, che già al 55’ conclude le scorte azzeccando soprattutto l’inserimento di Palladino, che il Siena avrebbe potuto costruire la vittoria. Ma Ghezzal sciupa l’incredibile come gli accadrà anche all’80’, con l’occasione più nitida, dopo la conclusione di Maccarone, sulla quale si perdono le speranze di vittoria.

Malesani, ritarda fin troppo l’ingresso di Calajo (89’), né l’innesto di Larrondo, pur positivo, stavolta fa il miracolo, che pure Curci aveva costruito con tre parate da Sudafrica (nel senso del terzo posto di portiere ai Mondiali…), insieme ad una ottima prestazione di tutto il reparto difensivo. La retroguardia bianconera soffre soprattutto dopo la rivoluzione tattica di Gaperini, che togliendo un inutile Suazo e aprendo la squadra con Mesto e Palladino, aggiunge alla spinta di Criscito, gli ingredienti che avrebbero potuto risultare ancora più indigesti per il Siena.

Alla fine il pareggio resta stretto alla Robur, ma senza Curci l’esito della gara avrebbe potuto essere ancora più negativo.

Un punto guadagnato sul quartultimo posto, sette partite alla fine, gli scontri diretti a Bergamo e Udine. Inutile guardare indietro, meglio cercare l’orizzonte nel futuro, a cominciare dalla sfida di sabato. Rognosa, cattiva, con lo stimolo in più per due ex, Tiribocchi e Amoruso, che in avanti vorranno prendersi rivincite pericolose. Soprattutto l’ex juventino, inopinatamente accantonato da Giampaolo nella sua parentesi senese.

La rabbia di queste ore è legata alla vittoria mancata, ma anche al pensiero del terribile girone di andata, perché il Siena attuale, comunque generoso col Genoa nonostante non sia arrivata la vittoria, non merita la serie B. Se pure, si assottigli sempre di più il numero di partite a disposizione, nonostante la voragine dei sei punti che mancano rispetto al quartultimo posto, c’è ancora spazio quantomeno per combattere in piedi.

Francesco De Gregori, fin dal 1982, ai tempi del Siena di una serie C avara di soddisfazioni per tutti noi delle generazioni adulte, canta che “un giocatore si vede dal coraggio…”. A Bergamo ce ne vorrà tanto, oltre a quel pizzico di incoscienza che serve nel calcio, come nella vita, se si vuole conquistare qualcosa. Fosse anche soltanto un’altra settimana di speranza. (Daniele Magrini)

Fonte: Fedelissimo Online