L’EDITORIALE di Daniele Magrini

C’è una sottile linea rossa, nello sport come nella vita, che divide un ottimista da un illuso, un uomo che crede nella speranza da un disperato che annaspa nell’utopia. Ogni tifoso bianconero decida, dopo la batosta con la Lazio, da che parte stare. Il filo che lega i bianconeri alla serie A è sempre più sottile, sempre più impalpabile. Non solo perché Lazio e Udinese sono a 7 punti, ma perché l’Atalanta è davanti con tre lunghezze di vantaggio. E proprio a Bergamo andrà il Siena a giocare il sabato di Pasqua, dopo la partita interna di domenica con il Genoa. Come dire, un macigno dietro l’altro.
Il passo indietro è d’obbligo e ci riporta all’Olimpico, per turbarsi con mille interrogativi irrisolti e irrisolvibili. E uno soprattutto. Perché scendere in campo con una difesa a tre? Con questa disposizione Malesani ha offerto alla Lazio la possibilità di avere più campo a disposizione davanti, con Rocchi a fare il castigamatti, danzando tra le linee, supportato da un centrocampo che – grazie soprattutto a Brocchi e Lichsteiner – ha letteralmente stritolato il possibile gioco del Siena. Niente spazio per gli esterni, recuperi continui di palloni su palloni, e Mauri e Zarate a pendolare in conseguenza dei movimenti di Rocchi. Contro Dias e Stendardo, Maccarone e Larrondo non hanno avuto né palle giocabili né se le sono andate a cercare. Ghezzal non ha potuto sgroppare partendo dalla fascia, perché la Lazio non concedeva spazi se non negli spogliatoi. E quando, nei venti minuti iniziali della ripresa, pur promettenti, il Siena si è gettato in avanti, con dentro anche Reginaldo e Calajo, più che la sensazione del possibile pareggio, si avvertiva il rischio che ognuna delle palle rubate dal centrocampo laziale potesse tramutarsi nel raddoppio.

Vero è che la rovesciata di Cruz è stata fortunosa, ma le conclusioni del Siena si contano sulle dita di una mano. Dopo un primo tempo da censura – nel quale solo l’ennesimo miracolo di Curci ha evitato a Rocchi il raddoppio – ecco una girata di Larrondo al 48’ e dieci minuti dopo una palla rubata in area a Stendardo dall’argentino, che poi si è fatto recuperare. Quindi, un colpo di testa di Calajo al 20’ e poi solo Lazio. Con un altro miracolo di Curci che devia sulla traversa un tiro di Mauri, e la quarta conclusione del Siena solo al 90’, con un colpo di testa di Vergassola.
Troppo poco. Niente, di fronte ad una notte che esigeva l’impresa, e che invece ha regalato emozioni solo per la bella coreografia dei tifosi bianconeri, coraggiosi e spavaldi in avvio all’Olimpico come avrebbero dovuto essere i giocatori.

La Lazio ha meritato la vittoria senza se e senza ma. Senza aiutini o recriminazioni. E stavolta il verdetto del campo è adeguato alla prestazione scialba e senza cuore di un Siena, irretito anche dalla scelta iniziale di Malesani, nonché dai continui strappi tattici operati durante i 90 minuti.

Crederci era un dovere, fino alla partita dell’Olimpico. Ora sperare ancora nella salvezza è come affidare i propri progetti di futuro alla lotteria “Win for life”, che poi sarebbe “Vinci per la vita” e appare quasi un incitamento disperato per le ultime residue otto partite di campionato.

Mettiamola così: il pertugio per la salvezza ci sarebbe ancora. Proviamo a spostare l’obiettivo: l’Udinese, dal quale ci dividono 7 punti. Ebbene, la sfida diretta è ancora fuori casa, a Udine, il 25 aprile. La tabella dell’ultima spiaggia appare più che altro una sorta di catena di Sant’Antonio di risultati favorevoli, che non possono più dipendere solo da ciò che fa la Robur. Domenica si dovrebbe cominciare con la vittoria sul Genoa e le contemporanee sconfitte dell’Udinese a Firenze e dell’Atalanta a Torino con la Juventus. Tre risultati concomitanti favorevoli saranno possibili? Ogni sportivo bianconero, in cuor suo, si dia la risposta che crede.
Andiamo avanti: il sabato di Pasqua, ovviamente, si deve andare a vincere a Bergamo, mentre la Juve contemporaneamente dovrebbe espugnare Udine.

Poi si dovrebbe andare avanti, in aprile, con risultati sempre favorevoli al Siena e sempre negativi per i due che ci stanno davanti, così da andare il 25 aprile a giocarsi la sfida a eliminazione diretta a Udine. Per ora limitiamoci alle cinque giornate che ci dividono dalla Festa della Liberazione, con il realismo dovuto ad una situazione che appare abbondantemente compromessa. Se, in questo mese, i risultati concomitanti sfavorevoli delle altre, fossero sempre accompagnati da vittorie casalinghe del Siena, in ogni caso la Robur dovrebbe andare a espugnare sia Bergamo che Udine, senza perdere a Catania. Anche perché il calendario delle ultime tre giornate è meglio non guardarlo. Almeno in queste ore, in cui la tempra dell’ottimista è intaccata prepotentemente dall’ombra dell’illuso. Solo per un amore cieco, dopo la prestazione senza nerbo e incisività dell’Olimpico, si può parlare ancora di speranza. Ma ognuno che è stato innamorato sa che prima di arrendersi, è disposto ad ogni tormento del sogno. E così accadrà anche a noi, eternamente, comunque, innamorati della Robur. – Daniele Magrini

Fonte: Fedelissimo Online