L’EDITORIALE di Antonio Gigli

Ci credevamo, inutile smentirlo. Le vittorie del girone di ritorno ci avevamo fatto tornare più di una speranza, nascosta dietro gli scongiuri del caso. Il finale disastroso, però, ci h bruscamente fatto tornare con i piedi per terra. Che fosse stato un campionato difficile è cosa nota e accertata da qualunque tifoso con un minimo di buon senso, ma cadere quando il traguardo era ormai vicino, no, questo non ce lo aspettavamo.

Cercare degli alibi, come gli ultimi orrendi arbitraggi, non ci  pare cosa lecita. Il Siena ha potuto giocare dei jolly (vedi partite con Atalanta, Parma, Chievo, Cagliari) e li ha sprecati come un giocatore alle prime armi. In queste gare contro formazioni buone ma non eccelse, scariche di motivazioni, ha giocato gare scarse tecnicamente e agonisticamente.
Prima di andare a fare le pulci sulle responsabilità di questa annata tribolata, vogliamo puntare l’occhio critico sulle ultime prestazioni e cercare di capire il perché. Mister Iachini credeva di aver trovato la quadratura del cerchio con il suo schema che ci aveva fatto vincere contro squadre come Lazio e Inter, ma si è assopito su questo stile di gioco, tanto da non saper inventare niente di nuovo soprattutto nelle gare casalinghe. Il solo Emeghara in avanti, per esempio, non è servito a scardinare le difese avversarie, se non nelle poche occasioni in contropiede che abbiamo avuto, quando c’era da costruire il Siena è stato latitante. Non è stato solo il gioco quello che è mancato nell’ultima parte, la alcuna più grande, quella che ci ha fatto sobbalzar, è stata l’assoluta mancanza di carica agonistica che certe gare presupponevano. Non volevamo vedere colpi bassi e coltelli tra i denti, ma nemmeno quella strana rassegnazione che abbiamo, invece, notato. L’ultima partita è stata emblematica. Il Catania  è scesa in campo senza mezzi titolari e senza motivazioni, eppure noi non abbiamo osato, provato, tentato qualcosa di diverso nell’approccio alla gara ed abbiamo dovuto anche ascoltare le parole del mister che era contento della risposta della sua squadra….. Dopo le aver superato le montagne, insomma, dovevamo affrontare delle semplici colline e non ce l’abbiamo fatta.
A questo punto è inutile anche piangere sul latte versato. Noi tifosi veri seguiremo la squadra sempre e comunque, al di là della categoria e delle difficoltà economiche della società la Robur per noi è una fede e così sarà sempre. Per questo confermando la nostra fede, esigiamo un maggiore impegno in queste ultime tre partite. Giocheremo contro squadre nettamente più forti di noi, a partire da mercoledì , mettiamo in preventivo la sconfitta, ma quello che non ci meritiamo assolutamente è vedere la desolata rassegnazione negli occhi degli uomini in bianconero. Noi li abbiamo sempre sostenuti e così faremo e inviteremo a fare anche nel derby con la fiorentina, ma vogliamo vedere un vero riscatto, una consapevolezza di finire senza perdere la faccia, da parte della squadra ed anche della società. Abbiamo soprasseduto speso a delusioni ed errori fatti in nome di un risanamento economico che sapevamo doveroso e obbligato, ora non chiediamo nessun miracolo, solo di vedere la Robur lottare davvero sul campo e  chi crede di non farcela, può benissimo starsene a sedere in panchina.

Antonio Gigli

Fonte: Fedelissimo online