L’EDITORIALE di Antonio Gigli

Corroborati da un bel brodino, andiamo avanti. La vittoria di ieri pomeriggio contro un grifone più in crisi che mai, ci rimette in corsa per la salvezza e ci lascia ancora quelle speranze che, solo pochi giorni fa, ci parevano lontane anni luce. Volevamo una scossa, un cambiamento di rotta, una risposta e l’abbiamo avuta. I bianconeri ci sono e seppure non al meglio, date anche le troppe assenze, hanno dato segnali positivi. Un po’ come un malato che sta uscendo dalla crisi più acuta, è parsa la Robur vista ieri, una squadra alla ricerca dell’identità definitiva, ma che ha dato  segni evidenti di ripresa.
Non è il vero Siena quello visto nelle ultime partite, non lo è per mille motivi, per primo quello delle assenze. Una squadra costruita su D’Agostino e Rosina, cioè gli unici due della rosa capaci di dare una scossa all’abulico attacco senese, capaci d’inventare quel qualcosa di decisivo, che si ritrova senza proprio quei due, non può di certo rappresentare al meglio la propria qualità. Qui subentra la capacità del mister di saper adattare gli uomini alle situazioni e questo non sempre è riuscito. Ieri tutto è girato per il verso giusto, Cosmi ha azzeccato anche gli innesti di gente come Dellafiore, Contini e Coppola che il campo l’avevano visto poco o per niente. Ora non resta che aspettare conferme, subito. Purtroppo non possiamo permetterci molti passi falsi, soprattutto consecutivi, pena l’allontanamento dalla zona salvezza. Il meno 6 è un fardello che dobbiamo portarci dietro e che pesa terribilmente, ma non dobbiamo pensarci altrimenti tutto diventa ancora più difficile.
Concludendo dobbiamo fare un’ultima annotazione in merito alla partita di ieri. Noi tifosi, chi più chi meno, eravamo scettici, incavolati, delusi dopo la scandalosa prestazione di Cagliari. Come il Siena aveva esagerato nel giocare male, forse anche noi abbiamo ecceduto, ci siamo lasciati prendere troppo dalla nostra smisurata passione. In un momento come questo, di un campionato particolare come l’attuale, dobbiamo più che mai rimanere con i piedi per terra, consci di quanto ci sarà da soffrire, cercando di non perdere la testa. Almeno noi.

Antonio Gigli

Fonte: Fedelissimo online