L’EDITORIALE di Andrea Bianchi

La sconfitta di Lecce fa male al morale e alla classifica soprattutto perché oltre al pesante 4-1 e la differenza reti negli scontri diretti, tutto ti aspetti da una squadra che in sette giorni ferma Juventus, Napoli e Roma, tranne che un blackout di trenta minuti nella partita più importante, quella che può “ammazzare” la corsa salvezza e che invece ci consegna una delle più clamorose sconfitte che riapre di fatto tutti i giochi (Lecce in primis, ma anche Cesena e Novara). In più fa diventare il recupero di mercoledì contro il Catania una sfida decisiva mentre poteva essere giocata con una tranquillità mentale diversa.

Eppure il Siena visto in Puglia è stato tatticamente ineccepibile. Spazi, diagonali, tempi perfetti nonostante diversi nuovi innesti tra i titolari. Turnover? Probabile, ma non è detto. Se in ogni strategia di Sannino c’è una logica che parte da lontano, allora sarebbe interessante capire i motivi di questa mini-rivoluzione proprio nella partita-chiave della stagione. E purtroppo anche i cambi ed il cambio modulo in corsa hanno fatto un buco nell’acqua.  In ogni modo, pur mancando una flessibilità in orizzontale che spesso e volentieri in altre occasioni ha portato concretezza ai bianconeri,  ha sconvolto la semplicità con cui prima Muriel e poi Cuadrado hanno messo a sedere tutti i difensori e centrocampisti bianconeri.

Se Il Siena non è il Real Madrid, come ha detto Cosmi, è pur vero che il Lecce non è il Barcellona e Muriel e Cuadrado non sono Messi e Fabregas, eppure per trenta minuti lo sono diventati. In quella ultima mezzora disastrosa, piena di errori e contraddizioni, l’unica cosa di buono che ha fatto la Robur è stato il “calcione” di Vergassola a metà campo ad un giocatore del Lecce con cui ha bloccato l’ennesima azione pericolosa. Gli errori dell’arbitro inoltre sono stati evidenti, hanno condizionato la partita, ma non sono una giustificazione per questo Siena camaleontico, che non conosce le mezze misure, che in casa fa i fiori e fuori li calpesta, che “schianta” le grandi e poi si fa “piccionare” da quelle che a maggior ragione dovrebbe annientare per qualità e fame di punti.

E poi quell’irrimediabile vizio di creare continuamente occasioni da gol e non riuscire a concretizzarle, è un handicap che una squadra come la Robur non può permettersi, principalmente ogni volta che gioca una partita fuori dal “Franchi”. Zero vittorie, cinque pareggi e sette sconfitte con sei gol fatti e 18 subiti lontano da Siena spiegano più di ogni altra parola la metamorfosi di questa squadra che fra le mura amiche ha collezionato 5 vittorie, 3 pareggi e tre sconfitte con ben 17 reti siglate e 8 subite. Non ne facciamo però un dramma, prendiamo ciò che di positivo ci restituisce questo ko. A partire dai primi 60 minuti di Lecce giocati con la giusta determinazione psico-tattica fino alla voglia di riscatto.

Adesso i tre impegni casalinghi, già a partire da quello di mercoledì con il Catania, diventeranno uno spartiacque decisivo per il prossimo futuro. Sette punti sono il bottino minimo richiesto prima di tornare in trasferta, a Cesena, dove i bianconeri si giocheranno ancora il futuro e, successivamente, ancora in casa con il Novara. Match-point, da affrontare con la consapevolezza che la prossima stagione in serie A passa proprio da queste gare e, almeno per una volta, con una squadra che in trasferta dimostri di avere gli attributi che la storia della vecchia maglia bianconera pretende.  Andrea Bianchi

Fonte: Fedelissimo Online