L’EDITORIALE di Andrea Bianchi

Ha vinto il Siena, non ha perso la Roma. Questo deve essere chiaro, perché se la sostanza è la stessa, il valore delle frasi cambia. Ma a quanto pare il motivetto più gettonato dagli addetti ai lavori è più il secondo che non il primo e dal momento che, nonostante le otto stagioni in serie A di cui sette consecutive, la vecchia Robur non riesce a togliersi l’etichetta di “Cenerentola” o eterna “squadra provinciale” anziché “bella realtà”, allora è a maggior ragione che la vittoria del Siena acquista quel sano, forte valore sportivo e deve essere sottolineata. Anche se a pretenderlo può apparire “da provinciali”. Non pecchiamo però di superbia nell’evidenziare che i bianconeri, lunedì sera, non hanno compiuto una impresa, ma al contrario hanno legittimato sul campo il successo, con il gioco ed una più oculata sagacia tattica che tranne in due o tre partite non è mai venuta meno. La squadra di Sannino gioca a calcio (e bene) dall’inizio della stagione, non è una novità, non può essere considerato un evento sporadico, sarebbe di una disonestà intellettuale aberrante. Certo, forse anche le motivazioni hanno fatto la differenza, il calore del pubblico per novanta minuti, la consapevolezza dei risultati conquistati dalle dirette avversarie alla salvezza, la classifica più corta. Semmai la vittoria è eccezionale se la inquadriamo nelle difficoltà in cui è sopraggiunta, con giocatori bianconeri importanti ancora in infermeria, i problemi che di fatto una temperatura sotto lo zero può comportare soprattutto contro formazioni che hanno un tasso tecnico maggiore e sottolineando che per l’ennesima volta il Siena ha schierato 11 giocatori italiani. Un esempio in più che andrebbe giustamente messo in risalto anche dalla Lega calcio, stampa sportiva e dai numerosi esperti che affollano le tv. Ed eccezionale è stata la preparazione e la lettura che il tecnico ha saputo dare alla partita già prima di giocarla. I giocatori portati in panchina sono lo specchio di questo ragionamento che ha avuto una sua logica, partendo dall’assenza degli attaccanti (che ha lasciato tanti interrogativi aperti) fino alla maglia da riserva di D’Agostino, passando dalla morsa attuata su Totti e Lamela ai cambi di modulo per rispondere alle strategie di Luis Enrique (dal 3-5-2 al  4-1-4-1 finale) inserendo Angelo per non perdere la spinta esterna, il redivivo Parravicini a tamponare il centrocampo e Grossi per le ripartenze. Insomma se la Roma è stata “imbrogliata” nel gioco, spenta nelle idee e nella corsa, confusa in difesa e annichilita a centrocampo e in attacco producendo un solo tiro in porta, la risposta sta tutta nel gioco del Siena, non certo in una serata storta. E le polemiche sul freddo lasciano il tempo che trovano così come quelle del “campo piccolo” o dell’erba alta degli anni passati (beghe, guarda caso, sempre giunte dai giallorossi).

Il Siena riparte da questi tre punti che valgono otto perché effettivamente oltre ai tre che proiettano i bianconeri a 23 punti in classifica, se ne aggiungono i tre che vengono recuperati al Novara vittorioso sull’Inter e due al Lecce dopo il pari con l’Atalanta. A dire il vero ce ne sarebbero altri due, quelli dell’andata all’Olimpico con la Roma stessa. Ma a dirlo, a quanto pare, pecchiamo di “provincialismo”.

Ps: E’ una giornata di festa ed un risultato prestigioso quello ottenuto con la Roma, soprattutto in ottica salvezza, ma attenti a non distogliere l’attenzione dai problemi e gli interrogativi che ancora circondano il futuro del Siena calcio. Perché senza fondamenta solide anche la più bella delle ville, prima o poi, cade.

Fonte: Fedelissimo Online