L’EDITORIALE di Andrea Bianchi

Non sarà un Natale col pacco per il Siena perché alla fine, sotto l’albero, i bianconeri trovano un punto in più in classifica rispetto a Lecce e Cesena, restano a +4 sul Novara ed agganciano il Bologna a quota 15. Se la partita con la Fiorentina, nonostante l’ennesimo torto arbitrale e tanta sfortuna, permette alla Robur di tornare a marciare verso la salvezza, i risultati di mercoledì concedono alla truppa di Beppe Sannino di respirare e cercare di analizzare con più razionalità il cammino fin qui svolto. Il derby con i viola è stato l’ultimo capitolo di un mese pesante, di una involuzione innaturale della squadra che è passata da prestazioni sublimi a gare talvolta anonime (Genoa su tutte) o troppo amare (Udinese, Atalanta e Inter ne sono un esempio chiaro). Discutere, anzi, fissarsi sulle scelte tattiche dell’allenatore sta diventando un giochino anacronistico che non serve a niente se non ad alimentare il detto che “in Italia siamo tutti allenatori”, o peggio, a tenere sempre tesa la cordicella della polemica fine a se stessa. Se Sannino ha preferito Grossi sulla fascia anziché un modulo che permettesse a Bolzoni di giocare dal primo minuto, è di fatto una decisione dettata da qualcosa che può andare al di là del mero aspetto tattico e di cui l’allenatore (pagato per questo) si assume le responsabilità. La verità, alla luce di tutto, resta che quello che è successo da due mesi a questa parte (ovvero dall’ultima vittoria del Siena) è che poteva essere un periodo di ulteriori soddisfazioni, o almeno di risultati migliori, invece dopo sette partite la scialuppa bianconera si è mossa soltanto di due punti (a fronte dei 21 disponibili). Una assurdità che ci permette però di riflettere con più attenzione su una realtà che non riguarda soltanto il rettangolo di gioco.

Partiamo dalla squadra: il bilancio dopo 16 partite è abbastanza positivo. Il Siena ha 15 punti (più 3 sulla terzultima), un bottino sicuramente auspicabile prima dell’inizio di stagione (qualche scettico pensava addirittura di non arrivare a 10 punti). Certo, alla luce delle prestazioni disputate, i 15 punti non sono affatto adeguati. Almeno cinque sono stati lasciati per strada, vuoi per distrazione, vuoi per alcuni torti arbitrali fin troppo evidenti (ultimo, in ordine di tempo, il rigore non concesso su Brienza contro la Fiorentina). C’è poi la metamorfosi delle ultime sette partite che ha generato nei tifosi bianconeri le paure già vissute due stagioni fa con tutta l’irrazionalità e lo scetticismo che ne consegue. Spiegare un declino con risposte logiche non è possibile perché il calcio non è una scienza esatta, sicuramente si evidenziano una concatenazione di eventi (infortuni, sfortuna, stanchezza) che hanno portato a vivere un momento difficile, pesante, con tutti i risvolti che ne possono seguire. Ben vengano, quindi, queste vacanze, serviranno a fare un pieno di energia e resettare i circuiti nervosi.

Adesso la vera partita si giocherà fuori dal rettangolo verde e vedrà protagonista la società bianconera che ha poco tempo a disposizione per fare quadrato e dare un segnale che parli di futuro. Sul fronte prettamente legato ai risultati sportivi, è innegabile che ci sia bisogno di operare sul mercato in entrata. Innesti mirati per la rosa a disposizione di mister Sannino, ad esempio un attaccante che possa dare maggiore qualità al reparto. Il Siena ne ha bisogno vitale perché, pur nella loro generosità, Gonzalez in primis e poi Larrondo non hanno dato le risposte che tutti si attendevano. Quindi una integrazione di esperienza nel ruolo di esterno di centrocampo colmerebbe un’altra lacuna. C’è poi il fronte operativo e qui gli attuali dirigenti, in particolare il patron Massimo Mezzaroma, dovranno definire entro la fine di dicembre una serie di atti che vadano a completare le fondamenta della società. E per renderle solide sarà necessario ultimare le scelte di indirizzo (dalla vendita del marchio all’inaugurazione del Centro sportivo), consolidare la sinergia con le istituzioni (sponsor Banca Mps in primis) e chiarire strategicamente se il futuro della Robur passerà da una programmazione a lungo termine (ad esempio il prolungamento del contratto di Giorgio Perinetti in qualità di general manager)  o vivrà come ha fatto fino ad oggi, stagione dopo stagione. Il chiarimento deve essere prima di tutto interno anche se spesso il mondo del calcio pretenderebbe di vivere ogni istante con i riflettori accesi. Ma il tempo per renderlo pubblico ci sarà, ciò che conta è muoversi subito per dare certezze ad una città che da sempre vive in simbiosi con la sua squadra del cuore, ma che purtroppo non è mai riuscita a regalarsi un po’ di tranquillità. Tanti auguri Robur.

Fonte: Fedelissimo Online