L’EDITORIALE di Andrea Bianchi

Dai bagni ai tombini. Quando mister Sannino, debuttante in serie A a 54 anni, vuol farsi capire e spiegare cosa è, e cosa sarà il suo Siena, non lascia grandi spazi all’immaginazione. Nemmeno ai più ottimisti sognatori benché alla fine, tra storia e metafore, questa è la tattica di tutti i più “prudenti impulsivi”, che conoscono le proprie potenzialità, ma che non ammettono privilegi. Il lavoro prima di tutto insomma, ed è proprio dal duro lavoro che attende Beppe Sannino che dobbiamo partire per analizzare il buon pareggio ottenuto dalla Robur contro il Catania. In primis l’attacco che necessita, subito, di una maggiore concretezza in fase realizzativa e movimenti che possano favorire soluzioni offensive con il supporto del centrocampo. Esempi interessanti ci sono stati al “Massimino”, tutti nel primo tempo però, con un Siena pimpante e a tratti anche divertente, di fraseggio e fluidità nel gioco che ha permesso a Gonzalez e Calaiò di mangiarsi due gol mastodontici. “Speedy” e “l’Arciere” non ci prendano il vizio però perchè indigestioni di questo tipo sono devastanti per una squadra che ha gli obiettivi del Siena. C’è poi il capitolo difesa che necessita anch’essa di lavoro e messa a punto. A Catania è andata in campo la stessa “Linea Maginot” della serie B e nonostante un Vitiello sorprendente, molte difficoltà che si sono manifestate dall’attacco a ventaglio del Catania, sono state contenute dal buon lavoro di copertura del centrocampo, Gazzi su tutti (a cui, tra l’altro, è stato annullato un gol regolare). Una tattica prevista? Sicuramente sì e per questo l’apporto ha funzionato. Come del resto è risultato buono e funzionale il compito portato a termine dallo stesso centrocampo, chiamato ad una gara di contenimento e intelligenza strategica nel suo settore. Che non è però paragonabile alla semplicistica definizione di “catenaccio”. 
Questo Siena alla fine ha mostrato al suo secondo debutto in serie A ordine e anche una buona dose di carattere e cattiveria (non faceva 22 falli in 90 minuti con 3 ammoniti da tempi biblici). La certezza è che da martedì, archiviata la soddisfazione dell’importante punto guadagnato a Catania che fa muovere la classifica e regala entusiasmo e morale anche ai tifosi, il Siena di Sannino si metterà al lavoro proprio su quelle lacune palesate nella sfida contro gli etnei. Lo pretende proprio il tecnico che con i suoi giocatori assomiglia molto a quei padri scorbutici, burberi e mai contenti, però estremamente affettuosi, che fanno sempre da parafulmini, ma che non si lasciano scappare sorrisi di circostanza. C’è quindi da prenderlo come buon auspicio quel suo sogghignare a fine gara, dopo 90 minuti vissuti da tarantolato, tra urla, qualche “vaffa” e il sistematico sconfinamento dell’area tecnica, quasi volesse indossare la maglia e andare lui a giocare. Così come non c’è da meravigliarsi se la Robur è ancora uno splendido e consapevole cantiere aperto.

Fonte: Fedelissimo online