L’EDITORIALE di Andrea Bianchi

 

C’è la salvezza matematica, c’è il record di punti eguagliato, c’è l’ennesimo errore arbitrale che lascia l’amaro in bocca, c’è un nuovo risultato prestigioso conquistato giocando uno splendido calcio in uno degli stadi che hanno fatto la storia del pallone mondiale, ci sono i tifosi presenti nonostante il turno infrasettimanale e c’è la consapevolezza sempre più forte che i sostenitori della Robur hanno vissuto una stagione straordinaria, che farà la storia. L’1-1 in casa della Lazio mercoledì sera raccoglie tutto questo in un finale di stagione esaltante che consacra mister Giuseppe Sannino (per portare a casa punti dalla sfida con i biancocelesti ha cambiato perfino tre moduli in corsa), conferma le grandi qualità di Giorgio Perinetti e Daniele Faggiano nella costruzione della squadra oltre ad uno staff di prim’ordine (compresa tutta l’organizzazione medico sanitaria e di preparazione atletica) che ci regala una nuova stagione in serie A.

Adesso però che il dado è tratto e le settimane iniziano a farsi sempre più corte in vista delle prossime scadenze (fra pochi giorni il calcio scommesse, a metà maggio lo stipendio dei giocatori, a fine giugno il bilancio e l’iscrizione e quindi il via al calciomercato e la nuova stagione), il Siena ha l’obbligo di iniziare a camminare verso il futuro. E’ un punto fondamentale, ormai non contano più i moduli, i gol, il bel calcio, adesso serve programmare, servono risposte, c’è bisogno di guardare avanti con le certezze. La famiglia Mezzaroma ne è consapevole, lo sponsor Mps lo stesso. Certo, i seri problemi che stanno vivendo le istituzioni senesi non fanno dormire sonni tranquilli, ma il Siena è un’azienda ed ha comunque un azionista di maggioranza e un gruppo di minoranza su cui poter fare affidamento e veder lavorare. Forse ci sarà da cercare un nuovo direttore sportivo (Pradè, Marino o Capozzucca?), forse un nuovo allenatore (Gasperini, Del Neri o Mignani?), le operazioni di mercato riguardanti i prestiti, le comproprietà, e pure i parametri Covisoc da rispettare sono punti che non possono essere più rimandati. C’è da prendere in mano il futuro, è questo il nuovo obiettivo. I patti devono essere chiari, è una questione di sopravvivenza, di rispetto verso la città e i tifosi della vecchia Robur. Necessità ormai non più rimandabili, che non possono accavallarsi ad altri problemi pesanti (dal fallimento del Centro sportivo di Taverne alla vendita del marchio). Perché subito dietro si aggira un brutto spettro di cui nessuno vuole né ipotizzare lo sviluppo né pronunciare il nome.

Fonte: Fedelissimo Online