L’analisi tecnica di Siena-Piacenza a cura di Francesco Guidarelli

La partita con il Piacenza ha dimostrato che il risultato si ottiene attraverso la prestazione degli interpreti e non grazie ad episodi favorevoli. Il Siena ha avuto le occasioni per raddrizzare il risultato ma sarebbe stata una vera e propria tombola se avesse agguantato il pareggio.

Il Piacenza ha iniziato con gran ritmo ed ha costretto la Robur ad arroccarsi in area e difendersi come poteva; la palla restava costantemente tra i piedi degli avversari e neppure con rinvii disperati si riusciva a superare la metà campo.

La manovra avversaria era avvolgente e trovava sbocco sia a destra che a sinistra, grazie a schemi collaudati e giocatori tecnici e veloci, con traversoni al centro che più di una volta ci hanno impaurito, sfiorando il gol (clamorosa la traversa a porta vuota che è sembrata una vera e propria manna dal cielo). Ivanov, al suo esordio, non l’ha presa mai ed è stato costretto a rimbalzare da una parte all’altra nel vano tentativo di intercettare il pallone.

Venti minuti da brividi, con infinita serie di calci d’angolo, durante i quali i nostri apparivano come gli “sparring partners” delle partite infrasettimanali tanta era l’incapacità di contrastare, di giocare la palla, di stare in partita.

Poi un sussulto ed il colpo di testa che, ad un metro dalla porta, passava sopra la traversa dopo una rimessa a catapulta del solito Stankevicius con deviazione di Mendicino, ma è stato un fuoco di paglia, il Piacenza infatti  riprendeva a macinare gioco fino a conseguire il meritato vantaggio con una penetrazione sulla sinistra e cross rasoterra sul quale arrivava per primo Matteassi insaccando.

Ci aspettavamo un calo della squadra ospite perché pareva impossibile giocare a quel ritmo, invece ci hanno fatto vedere cosa vuol dire essere una squadra equilibrata e con le idee chiare; i loro giocatori più esperti (es. Matteassi, 37 anni) hanno guidato la danza con sapienza tattica lavorando un’infinità di palloni finché non si creavano i presupposti per esaltare la loro grande capacità di penetrazione e conclusione a rete.

I nostri? Senza idee e gambe molli, le gambe si muovono se la testa le comanda ma ieri sembrava che i giocatori della Robur fossero caduti in un tritacarne. Il centrocampo non ha intercettato un pallone (questa purtroppo è una costante di alcuni giocatori) nonostante che Vassallo e Firenze si siano dannati l’anima a rincorrere gli avversari, Rondanini era inchiodato a difendere a destra e non ha superato quasi mai la linea di metà campo.

Davanti, un Mendicino molto più mobile di quello finora visto, non ha avuto il solito Marotta ad ispirare e trascinare per cui l’attacco è risultato sterile ed il Piacenza ha potuto sviluppare le proprie trame beneficiando dell’apporto anche dei difensori.

Primo tempo 1-0, ci possiamo stare, nella speranza che l’intervallo trasformi i nostri e li faccia rientrare in campo più determinati e vogliosi di giocare la partita.

Parrebbe di si, alcuni spostamenti in avanti, specialmente di Masullo e Rondanini, conferivano un po’ di vivacità alla manovra ed il Siena si affacciava nell’area avversaria pur rischiando molto perché le ripartenze del Piacenza fanno male; il nostro centrocampo infatti non riusciva a recuperare quando gli avversari si proiettavano in avanti e solo una clamorosa “sbucciata” dell’attaccante non ha portato al raddoppio.

Il Siena pareggiava con Masullo grazie alla complicità della retroguardia Piacentina che si incartava sul rilancio del portiere, questo a dimostrazione che gli errori possono commetterli tutti se messi alle strette.

Il Piacenza però riprendeva in mano il pallino del gioco e ricominciava a manovrare fino a che il solito Matteassi (chi lo prende?) non ha pennellato un taversone per il gigante Cazzamalli, il quale schiacciava a terra il pallone che Ivanov toccava appena prima di vederlo sbattere sul palo per poi finire in rete. Erano passati 5 minuti dal pareggio e come nel primo gol i nostri difensori avevano solo potuto guardare.

La reazione, Firenze provava a concludere più volte dal limite ma i suoi tiri venivano sempre ribattuti e tentava anche di inventare qualche giocata mostrandosi il più positivo senza però trovare adeguata rispondenza nei compagni, primo fra tutti Marotta che, entrato nel mirino dell’arbitro, ha ottenuto solo un cartellino giallo e molti falli contro.

Colella ha disposto due sostituzioni: Grillo per Rondanini e Gentile per Vassallo come con il Livorno ma davanti c’era un’altra squadra e sebbene i due abbiano lottato con caparbietà non si è ottenuto il cambiamento sperato. Esce anche Marotta, tra gli applausi perché se li merita anche se non ha giocato bene, già ammonito e condizionato da problemi fisici come dirà il Mister nella conferenza dopo-partita, al suo posto Bunino.

C’è più vivacità in attacco e Grillo battaglia sulla destra cercando la penetrazione, viene ostacolato da un avversario e va giù ma per l’arbitro è tutto regolare e nella ripartenza Saber ridicolizza l’intera difesa passando in mezzo a Ghinassi e Doninelli e calciando in porta da pochi metri dopo aver fatto arretrare Ivanov sulla linea di porta.

Partita chiusa

No, passano due minuti e la Robur ha un’impennata: Gentile imbecca Bunino in area, un difensore lo stende, rigore.

Mendicino prende la rincorsa, Miori si butta a destra, spiazzato, ma allunga la mano sinistra e ribatte il pallone.

Partita chiusa anche se Bunino, positivo il suo ingresso, ribatte in porta la respinta del portiere su tiro dal limite di Masullo e fa 2-3.

Abbiamo perso contro una squadra molto più forte di noi e quindi niente da recriminare sulla base di ciò che si è visto in campo ma resta difficile accettare che la dimensione della Robur sia questa, alcune attenuanti possiamo individuarle sull’assenza di Iapichino, però Masullo ha fatto un gol e mezzo, e Moschin (Ivanov sul finale ci ha fatto accapponare la pelle con alcune rimesse tra i piedi degli avversari) ma ciò che è mancato è stata la squadra.

Poca verve e poche idee, un colabrodo in mezzo al campo e nessuna assistenza alla difesa (con Ghinassi al posto di Bordi) in fase di ripiegamento; risulta difficile pensare che tutto sia dovuto ad un approccio sbagliato alla gara perché vediamo da tempo cose che ieri sono state amplificate e che necessitano di un miglioramento. Giocatori che agiscono nelle zone nevralgiche del campo debbono rappresentare l’orizzonte per i compagni e non un vantaggio per gli avversari. Le sostituzioni interessano sempre i soliti, eppure di giocatori ne abbiamo molti ed in tutti i ruoli.

Domenica andiamo a giocare con la prima della classe, perdere ad Alessandria è normale ma la squadra dovrà scendere in campo con l’orgoglio di vestire i colori della Robur e con tanta voglia di riscatto.

Fonte: FOL