L’8 settembre bianconero di Nicola Natili

I meno giovani tra i tifosi, ricorderanno il capolavoro di Comencini “Tutti a casa”, un film che narra con grande attenzione il caos che scoppiò nel paese dopo l’Armistizio con gli anglo-americani. L’errata interpretazione delle clausole dell’armistizio gettarono il paese, rimasto senza una guida militare e politica, nella confusione più totale con tutte le conseguenze che conosciamo.
Paragonare un dramma vero del passato alla situazione di una società calcistica è sicuramente un esercizio molto forte, forse irriverente, ma, fatte le debite proporzioni e analizzando le ultime vicende in casa bianconera, dire che il Siena stia vivendo il suo “8 settembre” non è poi così ardito.
Il passaggio di consegne tra Ponte e la famiglia Durio-Trani è di fatto già avvenuto con l’ingente versamento nelle casse della Robur, ma il contratto ufficiale di vendita non è stato ancora sottoscritto e questo non permette l’operatività alla nuova proprietà.
Le clausole inserite nel momento del compromesso, la verifica dei conti e alcune situazioni che dovrà risolvere Ponte con una parte dei soci senesi, sono l’ostacolo più grande da superare, quello che ha portato a questa situazione di totale confusione in cui non si capisce più chi sia il punto di riferimento.
Il numero uno è ancora Ponte, ma, in realtà, il rifondatore della Robur Siena è un presidente senza portafoglio e questo spiega tante situazioni che rasentano il grottesco.
Molti chiedono l’esonero di Carboni –più che giustificato al di là delle colpe che gli possono essere attribuite –, ma chi può decidere in tal senso?
Non Ponte, che ha congelato una situazione economico-finanziaria al momento della firma del compromesso e che è sotto verifica da parte di Alessandra Amato; meno che mai Anna Durio che, a oggi, ha sì tirato fuori una pacca di soldi, ma è ancora la presidentessa del Rapallo Bogliasco e non della Robur.
È inevitabile che in questa situazione di caos, senza una guida e senza punti di riferimento precisi qualcuno venga colpito dalla sindrome di abbandono e si senta autorizzato a vivacchiare in attesa delle vacanze estive.
Solo così si spiegano le prestazioni senz’anima e senza palle della squadra, le figure indegne che raccogliamo su e giù per l’Italia, i frizzi e i lazzi degli avversari, ecc…
Il danno d’immagine è enorme, la disaffezione dei tifosi è palpabile e tutto questo lascerà un'eredità pesantissima che andrà a incidere sul futuro, a partire dalla prossima campagna abbonamenti.
Ci sono voluti più di dieci anni per creare uno zoccolo duro di tifosi fedeli e appassionati, sono bastati pochi mesi per assottigliare le fila di quello che era considerato uno dei pubblici più attaccati ai propri colori di tutto il calcio italiano.
Di chi la colpa?
Certamente non è di chi si è allontanato anzi… è stato scacciato.

Fonte: Il Fedelissimo