Io speriamo che me la cavo di Paolo Brogi

L’anno di uscita, il 1992, è quello di una mia bruciante delusione giovanile, il protagonista è il grande Paolo Villaggio, il film di Lina Wertmuller è un inno alla disorganizzazione e all’improvvisazione. Una pellicola con un titolo particolare, sgrammaticato, che mi fa pensare alla situazione attuale della nostra amata Robur. Speriamo davvero che le maglie bianconere se la cavino a cominciare dalla trasferta a casa del Tiferno Lerchi di quel Nofri Onofri là. Speriamo anche che la società prenda a poco a poco coscienza di come ci si muove nel mondo del calcio italiano e limiti quegli errori per fortuna abbondantemente ammessi. Speriamo, e questa è la cosa più importante, che presto i tifosi possano tornare allo stadio ad esultare (speriamo anche qui) imprecare (decisamente più facile) per le sorti del Sienone. Quest’ultima speranza, purtroppo è la più complessa di tutte. Zona rossa, vaccini, questi sconosciuti, e prospettive tendenti allo zero. Meglio mettersi tranquilli e aspettare a meno che non vogliamo fare la rivoluzione. Beh, perché se avete questa idea contate pure su di me. E chiamatemi.

Mettiamo un po’ di ordine e partiamo dalla società. Come disse un giorno il grande Josè Mourinho chi sa solo di calcio non sa niente di calcio. Ebbene, pensate chi non sa niente nemmeno di calcio quali iceberg rischia di prendere in pieno. Altro che Titanic. Del resto è stato il presidentissimo Armen ad ammettere il suo ‘digiuno’ in fatto di giocatori, moduli e tattica. Però la holding crede in lui e quindi dobbiamo farlo anche noi. Complicata questa cosa ma siamo davanti al drammatico bivio del bere o affogare quindi meglio non fare troppo gli schizzinosi. Se devo fidarmi però io mi fido solo di Alberto Gilardino detto ‘Il Gila’, uno che un po’ di calcio di alto livello lo ha masticato e che nonostante non abbia ancora una carriera importante alle spalle come allenatore conosce le strade da battere, gli obiettivi da centrare e soprattutto come caricare e spingere la squadra. Insomma nel deserto Gilardino è il pozzo di acqua, anzi un bel pozzo d’acqua utile per tutti. Con il suo ritorno la Robur si è rimessa sulla strada giusta, almeno nelle idee, molto meno nei risultati, anche se come ho già avuto modo di dire, la stagione in corso è già stata ampiamente sciattata e siamo già a ragionare di play-off e ripescaggi. Ma chiedo a voi amici, siamo davvero convinti di essere di fronte ad un progetto con al centro la risalita del Siena nelle serie più nobili del panorama calcistico italiano? La mia idea è che priorità siano altre, ossia investimenti economici, acquisizioni ed esborsi di denaro ma non sul centravanti più forte o sul centrale di difesa che fa la differenza. Il calcio, insomma, mettetevi l’animo in pace, è il mezzo e non certo il fine. La Serie A ho fatto in modo di scordarmela da un pezzo, la Serie B più o meno uguale, spero solo che almeno la vecchia Serie C possa essere un obiettivo contemplato e il Siena riesca a raggiungerlo già nella prossima estate in qualche modo. Non chiedetemi quale, ma in qualche modo.

Perché poi guardi la squadra, le partite e capisci quali sono le reali potenzialità. Tutti bravissimi ragazzi, per carità, giovani di belle speranze, qualche esperto a fare da trascinatore, ma niente di travolgente e devastante. Dico di più. Mercoledì scorso ho tremato. Quando la penultima squadra del campionato (con l’ultima ricordo che abbiamo perso in casa), peraltro piena di assenze, ha messo il Siena alle corde al ‘Franchi’ sfiorando un pareggio che peraltro sarebbe stato meritato ho avuto un incubo. Ho temuto davvero di dover guardare la classifica nella parte bassa e di doverlo fare con preoccupazione. Altro che Trastevere capolista. Del resto tre giorni prima ne avevamo presi tre dall’Ostia. Poi ti puoi raccontare qualsiasi novella, ti puoi convincere che risorgeremo dalle ceneri e tutti avranno paura a giocare contro di noi. Ma non è così. Non è per niente così e dal mercato non arriveranno nemmeno uomini in grado di vincere le partite da soli. Proprio quello di cui avremmo bisogno adesso. Solo di quello, senza alchimie o giocatori arrivati da chissà dove a fare numero. Come si diceva una volta e con massimo rispetto per i bravi ragazzi a cui mi riferivo prima, l’idea che mi sono fatto è che da qui al 31 marzo arriverà quello che passa il convento, sempre meglio dei famosi centrocampisti di peso o attaccanti in grado di sfondare le reti giunti qui da altre realtà e che difficilmente vedranno ancora il campo. Il nostro ‘Gila’ dovrà spremere il meglio da quello che avrà a disposizione, peraltro con il mercato aperto e un via vai di quote, attaccanti, centrocampisti e chi più ne ha più ne metta. Impresa pazzesca, una strada in salita, una rivoluzione continua sulla quale non mi sento di scommettere un euro ma che seguirò professionalmente e con passione giorno dopo giorno, partita dopo partita nella speranza di avere delle meravigliose sorprese. Una cosa è costruire una squadra forte e poi migliorarla con la successiva sessione di mercato, un’altra è vivere il mese a cui abbiamo assistito tra gennaio e febbraio e poi ritrovarsi nella situazione attuale.

Credo, però, che nonostante tutto una vittoria importante, tre punti improvvisi anche se non troppo meritati, magari dopo altri tre sofferti possano determinare la scintilla che serve. Tradotto, se vinciamo con il Tiferno Lerchi possiamo forse riprendere quota, morale e guardare avanti con almeno un pizzico di fiducia. Se invece mister Nofri Onofri giocherà un altro brutto scherzo alla Robur come spesso ha fatto in carriera, ebbene saremo ancora punto a capo e con in testa una lunga serie di brutti pensieri. Una partita può cambiare una stagione o deprimerla definitivamente. Il problema è che quella partita arriva tra poche ore, l’avversario è di quelli tosti e la nostra Robur è sempre un cantiere assolutamente aperto. E’ proprio il caso di dire io speriamo che me la cavo e speriamo anche di essere belli sorridenti domenica all’ora del the. Il treno che viaggia verso la gloria a questo punto va preso in corsa, in qualche modo, anche il più rocambolesco, ma saltare incredibilmente su, per non restare a terra chissà per quanto ancora. Forza Robur. (Paolo Brogi – paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL