La partita di domenica prossima a Grosseto arriva in un momento difficile legato alle due sconfitte consecutive a Foligno e con il San Donato, in cui il Siena non è riuscito a mettere in campo tutto ciò che di bello aveva messo in mostra, in termini di gioco e risultati, nelle prime dieci giornate. Scontato che i tifosi abbiano espresso il proprio malcontento (ma solo dopo aver sostenuto la squadra per tutti i novanta minuti), succede in tutti gli stadi, non c’è da meravigliarsi, ma si deve solo lavorare per ritrovare la vena perduta. Già, il lavoro, quello che non è mai stato trascurato da Bellazzini, dal suo staff e dai calciatori e questo fin dalle prime fasi della preparazione. Tutti abbiamo subito accettato l’impostazione scelta dalla società, una squadra giovane, composta da elementi di valore, un tecnico anch’esso giovane con una definita idea di fare calcio e che si apprestavano ad iniziare un percorso di crescita. In questi casi è sempre da mettere in conto qualche inciampo. È chiaro e normale che le ultime due partite abbiano irritato i tifosi, ma quello a cui dobbiamo stare attenti è di non far scattare l’autolesionismo, ritrovare la calma e la fiducia assegnata a Bellazzini e ai suoi ragazzi nelle prime dieci partite. A cominciare dalla trasferta di Grosseto dove ci aspetta una partita al calor bianco e dove il Siena deve ritrovarsi perché, siamo realisti, il Grosseto per esperienza e qualità è superiore ai bianconeri e per giocarsela dobbiamo fare una prestazione all’altezza di quelle viste in precedenza. Io non credo che il pronostico sia chiuso e non lo credono nemmeno i tanti tifosi che si metteranno in marcia verso lo Zecchini, il calcio è bello per la sua imprevedibilità, il più seguito, proprio perché non si può mai dare per scontato niente. Andiamo e facciamo la nostra parte, sia in curva che in campo, poi alla fine si tireranno le somme, ma io me la voglio giocare fino in fondo. (Nicnat)
Fonte: FOL
